Contratti

Competenza giurisdizionale in caso di trust

Cass., 20 giugno 2014, n. 14041 (leggi la sentenza per esteso)

Si segnala ai lettori l’ordinanza del 20 giugno 2014 n. 14041 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la quale è stato chiarito il criterio atto ad individuare il foro giusdizionale competente in caso di trust, ricollegandolo alla eventuale posizione di terzietà dell’attore.

L’intervento in questione  trae spunto da una azione cautelare promossa dalla madre di una minore, figlia naturale riconosciuta del defunto, nei confronti dei figli legittimi la quale, nell’invocare la nullità degli atti dispositivi con i quali erano stati ceduti al trust le partecipazioni societari facenti capo al de cuius, dichiarava la giurisdizione italiana facendo valere una lesione del proprio diritto successorio quale erede legittimaria, e ciò nonostante l’atto costitutivo del trust prevedesse la giurisdizione dei giudici del Regno Unito.

Il G.U. del Tribunale di Udine, disattendendo le domande della minore attrice, riteneva, invece, che, così come eccepito dai convenuti, la giurisdizione fosse dei giudici di Inghilterra e Galles in forza di apposita clausola contenuta nell’atto costitutivo del trust.

Veniva proposto così dalla madre della minore regolamento preventivo di giurisdizione ex art. 41 cpc.

La Corte di Cassazione, chiamata a decidere, ha stabilito il principio secondo il quale la clausola di proroga della giurisdizione inserita nell’atto costitutivo di un trust in questione vincola “oltre al costituente, anche i gestori ed i beneficiari del trust, quantunque non personalmente firmatari della clausola, ogni qual volta vengano in discussione diritti ed obblighi inerenti al trust ed al suo funzionamento, ma deve evidentemente escludersi che essa possa vincolare anche soggetti che rispetto al trust si pongano in posizione di terzietà ed ai quali la paternità della clausola non sia in alcun modo riconducibilie

Al riguardo, il nominato Giudicante, nel richiamare un principio più volte in passato ribadito, ovvero che l’erede legittimario assume la qualità di terzo rispetto alle parti di un contratto stipulato dal suo dante causa, qualora egli agisca per far valere la intangibilità della sua quota di legittima, ha ritenuto l’inopponibilità all’attrice della clausola di giurisdizione contenuta nell’atto istitutivo del trust riconoscendole, dunque, la posizione di terzo rispetto al suddetto trust.

Ciò in quanto, l’art. 5, comma 6 del regolamento europeo 44/2001che nonché la corrispondente disposizione della Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007, in vigore tra l’Unione Europea e la Confederazione Elvetica, che consentono di convenire taluno in giudizio in uno stato membro diverso da quello del proprio domicilio “nella sua qualità di fondatore, trustee o beneficiario di un trust costituito in applicazione di una legge o per iscritto o con clausola orale confermata per iscritto, davanti ai giudici dello Stato membro nel cui territorio il trust ha domicilio”, non dettano una regola di competenza giurisdizionale esclusiva e permettono all’attore di privilegiare un foro diverso ed alternativo, qualora esistente.

Il giudice di legittimità ha anche chiarito che, di contro, la clausola della competenza giurisdizionale avrebbe potuto essere opposta all’attrice, qualora la stessa avesse agito rivendicando la qualità di beneficiario del trust e facendo valere diritti che dalla costituzione del trust le potessero essere derivati.

21 luglio 2014

(Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com)

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