Competenza del giudice ordinario per l'azione di responsabilità nelle società partecipate

Competenza del giudice ordinario per l’azione di responsabilità nelle società partecipate

Il danno al patrimonio di una società a partecipazione pubblica, conseguente alla c.d. mala gestio da parte degli amministratori (o componenti dell’organo di controllo) e dei dipendenti, non è qualificabile in termini di danno erariale; pertanto, la domanda con la quale si fa valere la responsabilità degli organi sociali resta generalmente devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario.

Occorre anzitutto premettere che la società a partecipazione pubblica ha autonoma soggettività, con autonomia giuridica e patrimoniale rispetto al socio pubblico, non perdendo la propria natura di ente privato per il solo fatto che il capitale sia costituito anche da conferimenti provenienti dallo stato o da altro ente pubblico, conservando natura privata con organizzazione secondo il tipo societario di stampo civilistico, essendo pubblico soltanto il soggetto che partecipa ad esse. Non è pertanto possibile configurare un rapporto di servizio tra l’agente e l’ente pubblico titolare della partecipazione idoneo a radicare la giurisdizione della Corte dei Conti (v. Cass., Sez. Un., 27/12/2017, n. 30978; Cass., Sez. Un., 15/5/2017). Inoltre, la scelta della pubblica amministrazione di acquisire partecipazioni in società private implica il suo assoggettamento alle regole proprie della forma giuridica prescelta.

In ipotesi di danno al patrimonio della società derivante da mala gestio da parte degli amministratori e dei dipendenti, non sussistendo appunto alcun rapporto di servizio dei medesimi con l’ente pubblico partecipante, non sarà possibile configurare un danno qualificabile come danno erariale, inteso come pregiudizio direttamente arrecato al patrimonio dello stato o di altro ente pubblico che sia socio di tale società. Infatti, la distinzione tra la società di capitali e i singoli soci e la piena autonomia patrimoniale dell’una rispetto agli altri non consente di riferire al patrimonio del socio pubblico il danno che l’illecito comportamento degli organi sociali abbia eventualmente arrecato al patrimonio dell’ente, che è e resta privato (v. Cass., Sez. Un., 19/12/2009, n. 26806).

Conseguentemente, solo il socio stesso potrà dolersi dei danni diretti, prodotti cioè immediatamente nella sfera giuridico-patrimoniale del socio, e non consistenti nella semplice ripercussione di un danno inferto alla società, mentre solo alla società compete il risarcimento di quelli sociali, essendo il ristoro del socio destinato a realizzarsi unicamente in termini indiretti.

Quindi il danno inferto dagli organi della società al patrimonio sociale non è idoneo a configurare un’ipotesi di azione ricadente nella giurisdizione della Corte dei Conti, non implicando alcun danno erariale, bensì unicamente un danno sofferto da un soggetto privato (la società), riferibile al patrimonio appartenente soltanto a tale soggetto e non certo ai singoli soci, i quali sono unicamente titolari delle rispettive quote di partecipazione ed i cui originari conferimenti restano confusi ed assorbiti nell’unico patrimonio sociale.

Alla luce di quanto sopra, la controversia riguardante l’azione di responsabilità a carico degli amministratori e dei dipendenti (o dei terzi che hanno concorso con loro nel cagionare il danno) di una società per azioni a partecipazione pubblica, per il danno patrimoniale subito dalla compagine sociale a causa delle condotte illecite di tali soggetti, è assoggettata alla giurisdizione del giudice ordinario, e non già a quella del giudice contabile, posto che da un lato l’autonoma personalità giuridica della società porta ad escludere l’esistenza di un rapporto di servizio tra amministratori, sindaci e dipendenti e P.A., e che per altro verso il danno cagionato dalla mala gestio incide in via diretta solo sul patrimonio della società, che resta privato e separato da quello dei soci (v. Cass., Sez. Un., 3/05/2013, n. 10299; Cass., Sez. Un., 5/7/2011, n. 14655).

La giurisdizione della Corte dei Conti rappresenta invece un’eccezione, ravvisabile eccezionalmente nelle due specifiche fattispecie delle società “in house” e delle società “legali”, caratterizzate, rispettivamente, da una struttura corrispondente ad un’articolazione interna alla stessa P.A. (cui è immanente il rapporto di servizio tra quest’ultima e gli amministratori e dipendenti della società) e da uno statuto speciale che consente di qualificarle come sostanziali enti pubblici.

Cass., Sez. Un. Civili, 11 settembre 2019, n. 22712

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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