Compenso dell’avvocato: rito speciale o rito ordinario?

Il rito speciale di cui all’art. 14 d.lgs. n. 150/2011 si applica a tutte le liti in cui si controverte di compensi spettanti ad avvocati, anche laddove la domanda non abbia esclusivamente una finalità liquidatoria.

Così si è espressa sul tema – sempre attuale – la Corte di Cassazione con ordinanza n. 496/2021 depositata il 14 gennaio.

Un avvocato aveva adito il Tribunale di Catanzaro per ottenere la condanna di una società al pagamento dei compensi professionali per l’attività svolta dinanzi al Tribunale e alla Corte d’appello di Napoli.

Il Tribunale adito declinava la propria competenza in favore del Tribunale e della Corte d’Appello di Napoli, in quanto uffici giudiziari ove l’avvocato aveva svolto la sua prestazione professionale, ai sensi dell’art. 14 d.lgs. n. 150/2011.

Avverso detto provvedimento l’avvocato proponeva regolamento di competenza argomentando un unico motivo

Il Tribunale era, a suo parere, incorso in un errore di qualificazione della domanda, avendo ritenuto che il difensore avesse chiesto anche la quantificazione dei compensi ma senza considerare che, con apposita convenzione, le parti avevano già determinato i criteri per quantificare il dovuto.
Secondo il ricorrente, essendo la richiesta di pagamento volta a dare esecuzione al contratto professionale, il processo era sottoposto al rito ordinario e la competenza territoriale andava regolata in base al luogo di residenza del creditore, trattandosi di credito liquido o agevolmente liquidabile.

Pertanto il processo avrebbe dovuto svolgersi mediante rito ordinario e la causa avrebbe dovuto essere definita dal giudice monocratico (e non dal Tribunale in composizione collegiale).

Le deduzioni dell’avvocato non trovano però accoglimento in Cassazione.

La Suprema Corte coglie quindi l’occasione per rammentare l’ambito di applicazione del rito speciale ex art. 14 d.lgs. n. 150/2011

Si ricorre a tale procedura per tutte le controversie sui compensi spettanti ai difensori,  non solo quando le stesse riguardino esclusivamente il quantum del compenso, ma anche laddove sia in discussione l’an della pretesa.

Ne deriva che la domanda del difensore deve essere proposta nelle forme del procedimento speciale ex citato art. 14, anche se vi è un accordo con cui le parti abbiano quantificato il compenso o stabilito preventivamente i criteri di calcolo per la liquidazione, restando preclusa la possibilità di introdurre un giudizio ordinario di cognizione o di instaurare un giudizio sommario regolato dall’art. 702-bis e ss c.p.c., anziché dalle norme speciali di cui al d.lgs. n. 150/2011.

Inoltre a decidere sarà il Tribunale in composizione collegiale.

In ipotesi come quella di specie, in cui cioè la richiesta di pagamento riguarda compensi maturati in più gradi di giudizio, il difensore deve obbligatoriamente proporre un’unica domanda dinanzi al giudice che abbia conosciuto per ultimo della causa in cui sia svolto il patrocinio, essendo tale giudice l’unico in grado di apprezzare complessivamente le prestazioni svolte e di riconoscere il giusto compenso ed evitando il frazionamento di tutela processuale riconducibile alla medesima vicenda sostanziale.

La Corte cassa il provvedimento impugnato e dichiara la competenza della Corte d’Appello di Napoli, dinanzi alla quale rimette le parti.

Cass., Sez. VI, Ord., 14 gennaio 2021, n. 496

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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