Il compenso degli amministratori nelle società di capitali

Il compenso degli amministratori nelle società di capitali

Come noto, l’ordinamento riconosce agli amministratori delle società di capitali il diritto ad un compenso per l’attività da essi svolta per conto della società.

Il rapporto tra l’amministratore e la società è, infatti, naturalmente oneroso. Tale onerosità è fondata sulla disciplina del mandato, in quanto il rapporto di amministrazione – pur non esaurendosi in un mandato – comprende anche quest’ultimo. Trattandosi, poi, di diritto disponibile, il compenso può essere rinunciato, in modo espresso o tacito, dall’amministratore, il quale consenta a svolgere il suo incarico gratuitamente o con compenso inadeguato.

In merito alla sua quantificazione, ai sensi dell’art. 2389 c.c., qualora non sia stabilita nello statuto, la determinazione della misura del compenso degli amministratori deve essere assunta con una esplicita delibera assembleare, che non può considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio.

La disciplina del funzionamento delle società è infatti dettata anche nell’interesse pubblico al regolare svolgimento dell’attività economica. Conseguentemente, la percezione di compensi non previamente deliberati dall’assemblea integra un illecito sia statutario sia ex lege.

Il Tribunale Roma, con sentenza n. 10212 del 5 febbraio pubblicata il 15 maggio, è intervenuto sui vari temi inerenti il compenso del mandato ed, in particolare:

  • sulla legittimità a deliberare il compenso in sede di approvazione di bilancio, pur in assenza di un preciso ordine del giorno: “ne consegue che l’approvazione del bilancio contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori non è idonea a configurare la specifica delibera richiesta dall’art. 2389 c.c., salvo che un’assemblea convocata solo per l’approvazione del bilancio, essendo totalitaria, non abbia espressamente discusso ed approvato la proposta di determinazione dei compensi degli amministratori, (SU Cass. n. 21933 del 20080)”;
  • sul compenso degli amministratori per attività estranee alla gestione sociale: “poi, il terzo comma dell’art. 2389 c.c. stabilisce che l’amministratore di società cui sia demandato lo svolgimento di attività estranee al rapporto di amministrazione ha, per queste, diritto ad una speciale remunerazione. La disposizione fa riferimento a quelle prestazioni che esulino dal normale rapporto di amministrazione, rientrando tra le prestazioni tipiche dell’amministratore soltanto quelle inerenti all’attività di gestione ed amministrazione sociale, (Cass. n. 2861 del 2002). In tal caso, la disposizione precisa che la remunerazione degli amministratori è stabilita dal Consiglio di amministrazione, sentito il parere del Collegio sindacale”;
  • sul tema della competenza a deliberare il compenso degli amministratori muniti di particolari cariche: “sicché, la determinazione dei compensi agli amministratori muniti i particolari cariche rientra nella competenza del Cda e, quindi, afferisce alla attività gestoria, comprendente non solo le scelte di gestione in senso stretto, ma anche quelle volte all’organizzazione dell’impresa”.

A tale ultimo riguardo, poi, il Tribunale ha precisato che il compenso agli amministratori muniti di particolari cariche rientra tra le scelte organizzative dell’impresa, e benché possa definirsi di natura discrezionale, deve comunque presentarsi come non irrazionale o irragionevole.

Tribunale di Roma, 15 maggio 2019, n. 10212

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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