Leasing

Compatibilità tra il contratto di leasing ed il divieto del patto commissorio

L'art. 2744 c.c. rubricato Divieto del patto commissorio, stabilisce che "E' nullo il patto col quale si conviene che, in mancanza dei pagamento dei credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore. Il patto è nullo anche se posteriore alla costituzione dell'ipoteca e dei pegno".

La ratio di tale norma è quella di tutelare l'interesse del contraente più debole ed in particolare di impedire che quest'ultimo, spinto dal bisogno, conferisca al creditore la facoltà di fare propria la cosa data in pegno, anticresi o ipoteca, sperando in di riscattarla tempo mediante estinzione del debito.

La giurisprudenza ha sancito che il suindicato divieto vige anche al di fuori dei casi espressamente previsti dalla norma, estendendosi a qualunque negozio mediante il quale le parti intendano realizzare il fine concreto vietato dalla legge riconoscendo, pertanto, che tutti i negozi o contratti possono incorrere in tale divieto, qualunque ne sia il contenuto, se vengono impiegati per conseguire lo scopo vietato (cfr. Cass., Sez. III, 10 febbraio 1997, n. 1233).

Detto orientamento è sorretto dalla necessità di fronteggiare il tentativo di aggirare il divieto posto dall’art. 2744 c.c., ponendo in essere dei negozi che in sé non sono proibiti dalla legge, ma che in realtà combinandosi con altre operazioni negoziali, realizzano il risultato vietato.

In linea teorica, tale divieto è riscontrabile anche con riferimento al contratto di leasing ed, in particolar modo, nella tipologia del “Lease Back” con il quale l'impresa vende un proprio bene di natura strumentale per l'esercizio dell'impresa o dell'attività ad una società di leasing, la quale lo concede contestualmente in leasing all’alienante che corrisponde per l'utilizzazione dei bene un canone con facoltà alla scadenza dei leasing di riacquistare la proprietà esercitando un diritto di opzione, per un determinato prezzo.

La giurisprudenza non si è espressa univocamente essendosi formato sul punto un contrasto giurisprudenziale.

Tuttavia, la Suprema Corte ha recentemente risolto il contrasto statuendo che è necessario verificare, caso per caso, l´assenza di elementi patologici sintomatici di un contratto di finanziamento assistito da una vendita in funzione di garanzia e, quindi, volto ad aggirare, con intento fraudolento, il divieto di patto commissorio previsto dall´art. 2744 c.c., pertanto sanzionabile, per illiceità della causa, con la nullità ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1344 e 1418 c.c.

Al riguardo, gli elementi ritenuti sintomatici della frode alla legge sono essenzialmente tre: a) presenza di una situazione di credito e debito tra la finanziaria (concedente) e l´impresa venditrice utilizzatrice, preesistente o contestuale alla vendita; b) difficoltà economiche della venditrice, legittimanti il sospetto di un approfittamento della sua condizione di debolezza; c) sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato dall´acquirente, che confermi la validità di tale sospetto.

Alla luce di quanto su esposto, unicamente il concorso delle suddette condizioni vale a fondare ragionevolmente la presunzione che il lease back sia stato impiegato per eludere il divieto di patto commissorio e sia pertanto nullo perché in frode alla legge (Cass. civ., sez. III, 14 marzo 2006, n. 5438).                                                                                                          

(Pier Luigi Porretti – p.porretti@lascalaw.com)

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