Il comodato e l’uso a cui è destinato

La Cassazione, con la recente sentenza n.3553/2017, si è pronunciata in merito alla legittimità di una richiesta di rilascio di un immobile concesso in comodato senza indicazione di un termine di durata.

Nel caso di specie, l’immobile era stato concesso dalla proprietaria in favore del figlio, perché vi risiedesse con la propria famiglia e facesse fronte alle esigenze abitative del proprio nucleo familiare.

Confermando le statuizioni della Corte d’appello, gli Ermellini hanno affermato che ove il comodato sia stato stabilito senza limiti di durata e, convenzionalmente, si sia impresso al bene un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari, conferendo implicitamente all’uso cui la cosa è destinata il carattere della durata del rapporto, il comodante deve consentire la prosecuzione del comodato, senza possibilità di far cessare il vincolo esclusivamente per volontà ad nutum del comodante, salvo naturalmente il sorgere di un bisogno urgente ed imprevedibile.

Si precisa, infatti, che le forme di comodato previste dal nostro ordinamento sono il comodato propriamente detto, disciplinato dagli artt. 1803 e 1809 c.c. ed il comodato “precario”, di cui all’art. 1810 c.c., rubricato “comodato senza determinazione di durata”.

Tale ultima forma di comodato è caratterizzato dalla mancata pattuizione di un termine, nonché dalla impossibilità di desumerlo dall’uso cui è destinata la cosa. Ciò spiega la possibilità per il comodante di richiedere il rilascio ad nutum del bene stesso.

Diversa, invece, la fattispecie regolata dall’art. 1809 c.c., che riguarda il comodato sorto con la pattuizione di un tempo determinato o per un uso che consente di individuarne la scadenza. In questo caso, il comodante può esigere la restituzione immediata solo in caso di sopravvenienza di un urgente ed imprevisto bisogno (secondo comma, art. 1809 c.c.).

In quest’ultima fattispecie rientra, pertanto, il comodato d’immobile che sia stato pattuito senza la determinazione di un termine finale di godimento, ma per un uso determinato, ovvero quello di soddisfare le esigenze abitative della famiglia del comodatario.

Tale contratto, infatti, sorge “per un termine determinabile per relationem, che può essere cioè individuato in considerazione della destinazione a casa familiare contrattualmente prevista, indipendentemente dall’insorgere di una crisi coniugale”.

Cass., Sez. III, Sent., 10 febbraio 2017, n. 3553

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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