SHRD II: spronare l’impegno a lungo termine degli azionisti

I commercialisti hanno le proprie Regole Tecniche Antiriciclaggio

Dopo il Consiglio Nazionale del Notariato (“CNN”), anche il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (“CNDCEC”) ha pubblicato, in data 23 gennaio 2018, il documento recante “Obblighi di valutazione del rischio, adeguata verifica della clientela, conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni: regole tecniche ai sensi dell’art. 11, co. 2, del d.lgs. 231/2007 come modificato dal d.lgs. 25 maggio 2017, n. 90” (“Regole Tecniche Antiriciclaggio”).

Le Regole Tecniche Antiriciclaggio sono emanate ai sensi dell’art. 11, comma 2, D.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 che impone, in capo agli organismi di autoregolamentazione (rectius: gli Ordini professionali), l’elaborazione e l’aggiornamento di regole tecniche, adottate previo parere favorevole del Comitato di sicurezza finanziaria, in materia di:

  • procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui i professionisti sono esposti nell’esercizio della propria attività;
  • – di controlli interni;
  • – di adeguata verifica, anche semplificata, della clientela;
  • – di conservazione dei dati e delle informazioni.

Le Regole Tecniche Antiriciclaggio sono state approvate dal CNDCEC nella seduta del 16 gennaio 2019, su parere del Comitato di Sicurezza Finanziaria datato 6 dicembre 2018 e trasmesso al CNDCEC in data 11 dicembre 2018.

Il documento contiene 3 Regole Tecniche Antiriciclaggio, così suddivise:

  • – Regola Tecnica Antiriciclaggio n.1 – autovalutazione del rischio (ex 15-16 D.Lgs. 231/2007);
  • – Regola Tecnica Antiriciclaggio n. 2 – adeguata verifica della clientela (ex 17-30 D.Lgs. 231/2007);
  • – Regola Tecnica Antiriciclaggio n. 3 – conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni (ex 31, 32 e 34 D.Lgs. 231/2007).

Rispetto al medesimo documento pubblicato dal CNN in data 16 ottobre 2018, le Regole Tecniche Antiriciclaggio del CNDCEC approfondiscono l’obbligo di autovalutazione del rischio.

Nello specifico, i professionisti devono effettuare la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo connesso alla propria attività professionale e adottano presidi e procedure adeguati alla propria natura e alla propria dimensione per mitigare i rischi rilevati.

Devono, quindi, valutare il rischio inerente alla propria attività, per tale intendendosi il rischio correlato alla probabilità che l’evento possa verificarsi e alle sue conseguenze, la vulnerabilità dei presidi antiriciclaggio adottati, ossia l’adeguatezza dell’assetto organizzativo al fine di determinare il rischio residuo, e adottare procedure per la gestione e la mitigazione del medesimo.

Nella valutazione del rischio inerente, i professionisti devono tenere conto dei seguenti fattori di rischio relativi (i) alla tipologia di clientela, (ii) all’area geografica di operatività, (iii) ai canali distributivi (riferito alla modalità di esplicazione della prestazione professionale, anche tramite collaborazioni esterne, corrispondenze, canali di pagamento, etc.) e (iv) ai servizi offerti. Dopo aver associato un punteggio di rischio per ogni fattore, il rischio inerente sarà determinato dalla media aritmetica dei punteggi dei singoli fattori di rischio.

Invece, l’analisi dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo e dei presidi consente di individuare eventuali vulnerabilità, ovvero le carenze che permettono che il rischio inerente si concretizzi in fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo non rilevati. Tale aspetto consente l’introduzione delle misure correttive per mitigare e gestire i rischi di riciclaggio.

Ad ogni modo, si segnala che le Regole Tecniche Antiriciclaggio individuano un elenco di attività e associano a ciascuna di essere un grado di rischio. In particolare, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il CNDCEC considera:

  • – come “poco significativo” il rischio di riciclaggio connesso con attività di:
  • a) amministrazione e liquidazione di aziende, patrimoni, singoli beni;
  • b) assistenza, consulenza e rappresentanza in materia tributaria;
  • c) consulenza contrattuale;
  • d) custodia e conservazione di beni e aziende;
  • – come “abbastanza significativo” il rischio di riciclaggio connesso con attività di:
  • e) amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe;
  • f) assistenza per richiesta finanziamenti;
  • g) consulenza aziendale;
  • h) costituzione/liquidazione di società, enti, trust o strutture analoghe;
  • – come “molto significativo” il rischio di riciclaggio connesso con attività di:
  • i) consulenza in operazioni di finanza straordinaria.
  • Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com© RIPRODUZIONE RISERVATA
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