Redditività minima dei capitali nel finanziamento

Collocatore, agente di calcolo e sottoscrittore di polizza

Una recente azione promossa da numerosi (circa centocinquanta) investitori nei confronti di una compagnia assicurativa ed agente di calcolo, pone al centro la richiesta di declaratoria di nullità dei contratti assicurativi-finanziari sottoscritti da parte degli assicurati, in ragione di presunti vizi afferenti la fase genetica del rapporto, la funzione economica-sociale del contratto ed esecuzione dello stesso.

Il Tribunale di Milano, vagliando le diverse domande restitutorie proposte dagli attori, rigetta (con sentenza n. 7739 dell’1.8.2019) le richieste azionate dando conto, a plurime riprese, della cripticità delle censure mosse da parte degli stessi rispetto all’operato dell’emittente il prodotto assicurativo e l’agente di calcolo della polizza.

In particolare, viene radicalmente escluso che il collocamento delle polizze necessitasse della stipulazione di un cd. “contratto quadro” che, peraltro, avrebbe dovuto esser sottoscritto con l’intermediario collocatore dei contratti stessi.

Trattandosi di operazioni concluse nel corso dell’anno 2007, il Giudice di prime cure conferma l’orientamento esistente in seno al foro adito, dando conto che “si applica l’art. 36-ter, reg. Consob 1[15]22/1998 (inserito con la delibera 15961/2007), che rende applicabili a tale tipologia di investimento, tra l’altro, gli artt. 26, 27, 28, comma 1, lettera a), e commi 2 e 5, 29 e 31 del regolamento stesso. Non è invece richiamato l’art. 30, che è appunto quello che richiede la previa conclusione del c.d. contratto quadro. Tale esclusione è espressamente consentita dall’art. 23, comma 1, TUF, che ha demandato alla Consob di disciplinare la deroga. Nella fattispecie la deroga appare del tutto ragionevole”.

Sulla frode alla legge, desunta dalla volontà delle parti convenute di aggirare la disciplina dettata dall’art. 94 TUF (prospetto informativo), il Giudice di prime cure ne ravvisa la totale infondatezza poiché “l’art. 100, comma 1, lett. f), TUF espressamente escludeva tali obblighi per i prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione, quali sono le polizze oggetto di causa” e, di fatto, “l’emittente non ha cercato di collegare più negozi per ottenere uno scopo vietato, né ha distorto la causa di un negozio per fini illeciti: semplicemente ha emesso un prodotto finanziario assicurativo senza pubblicazione e approvazione del prospetto perché la disciplina vigente non lo prevedeva”.

Inoltre, due elementi assumono rilevante importanza per la Giurisprudenza formatasi in tema proprio di negoziazione di prodotti-strumenti finanziari: il primo riguarda alla dedotta nullità di contratto rispetto ad una clausola che non ha avuto rilievo alcuno nella esecuzione del contratto stesso, il secondo interessa invece le commissioni “implicite” connesse al prodotto assicurativo.

In entrambi i casi il Giudice osserva l’erroneità delle deduzioni avversarie dando evidenza che “non si può dichiarare la nullità di un contratto in forza di una clausola che non ha avuto applicazione, né esecuzione” e, inoltre, “la presenza di eventuali costi occulti non influisce su tale causa”.

Da ultimo merita attenzione la considerazione che il Tribunale fa rispetto alla esistenza nel foliario di parte attrice di una relazione tecnica stilata nell’ambito del procedimento di mediazione, senza partecipazione delle parti convenute: il Giudice, in sentenza, ne ravvisa la non rilevanza probatoria in quanto non formatasi in giudizio e, dunque, deve considerarsi “alla stregua di una c.t.p., cioè come una allegazione difensiva di natura tecnica”.

Tribunale di Milano, 01/08/2019, n. 7739

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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