Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Il Collegio Sindacale, pur in presenza di una condotta omissiva dell’organo amministrativo, ha il dovere di agire con diligenza, correttezza e buona fede e, quindi, (i) di impugnare la delibera assembleare di approvazione del bilancio, ove il bilancio stesso sia stato redatto in violazione dei principi ex lege e (ii) di attivarsi per impedire, in concreto, il protrarsi della mala gestio dell’organo amministrativo, anche promuovendo il procedimento di cui all’art. 2409 c.c..

Questo principio lo ha ribadito la Corte di Cassazione, chiamata a decidere in merito all’azione di responsabilità contro amministratori e sindaci promossa dal curatore fallimentare di una società a responsabilità limitata, ai sensi dell’art. 146 L.F..

In buona sostanza, il Collegio ha il dovere, avendone piena legittimazione, di impugnare le delibere assembleari ritenute illegittime (anche quelle di approvazione del bilancio adottate contestualmente al conferimento dell’incarico all’organo di controllo) e di reagire in modo adeguato e concreto di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così esplicando i poteri propri di indagine, segnalazione ed intervento che la legge gli conferisce. Solo in questo modo, peraltro, il Collegio Sindacale è in grado di salvaguardare gli interessi dei soci e dei creditori sociali e di verificare l’efficienza, la trasparenza ed adeguatezza dell’attività di gestione.

La mancata impugnazione da parte dei sindaci di una società di capitali della delibera dell’assemblea, che approva un bilancio di esercizio redatto in violazione dei principi stabiliti dal c.c., può fondare la loro responsabilità ex art. 2407 c.c., anche se essi abbiano assunto la carica soltanto in occasione della sua approvazione; il documento contabile è, infatti, destinato a spiegare i suoi effetti anche sull’esercizio successivo, mentre il controllo sull’osservanza della legge, al quale essi sono tenuti ex art. 2403 c.c., ha ad oggetto anche la legittimità delle delibere assembleari, specie se adottate all’esito di un procedimento nel quale si inseriscono precedenti atti degli amministratori, essendo peraltro espressamente attribuita ai sindaci la legittimazione all’impugnazione delle delibere assembleari

La mancata impugnazione da parte dei sindaci di una società di capitali della delibera dell’assemblea, che approva un bilancio di esercizio redatto in violazione dei principi stabiliti dal c.c., può fondare la loro responsabilità ex art. 2407 c.c., anche se essi abbiano assunto la carica soltanto in occasione della sua approvazione; il documento contabile è, infatti, destinato a spiegare i suoi effetti anche sull’esercizio successivo, mentre il controllo sull’osservanza della legge, al quale essi sono tenuti ex art. 2403 c.c., ha ad oggetto anche la legittimità delle delibere assembleari, specie se adottate all’esito di un procedimento nel quale si inseriscono precedenti atti degli amministratori, essendo peraltro espressamente attribuita ai sindaci la legittimazione all’impugnazione delle delibere assembleari”.

La condotta omissiva dell’amministratore non può comportare l’elusione o il semplice affievolimento del potere-dovere di controllo riconducibile a ciascuno dei componenti del collegio sindacale, i quali, in caso di accertate carenze informative non possono limitarsi a mere sollecitazioni nei confronti dell’organo amministrativo.

Grava infatti sui sindaci, in tal caso, un ancor più pregnante obbligo di vigilanza, attesa la valenza fortemente sintomatica della incompletezza della contabilità ed in genere di una condotta elusiva dell’amministratore, in funzione non soltanto della salvaguardia degli interessi degli azionisti dagli atti di abuso gestionali, ma anche della necessaria verifica di efficienza, trasparenza ed adeguatezza dell’attività di gestione”.

Cass., Sez. I Civ., 31 luglio 2019, n.20651

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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