Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Codice della Crisi: stella polare per l’applicazione dell’attuale legge sul sovraindebitamento

Nonostante l’ulteriore proroga per la sua entrata in vigore, il Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza si dimostra una utilissima cartina tornasole per l’applicazione della Legge sul Sovraindebitamento.

La Legge sul sovraindebitamento (L. n. 3/2012) ha dimostrato, nel tempo, alcuni limiti applicativi dettati da altrettante lacune.

Proprio per tale ragione il Legislatore ha tentato di perfezionare le procedure, nell’ambito della maxi-riforma prevista dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, la cui entrata in vigore, come noto, è stata ulteriormente differita al 01.09.2021, a causa dell’emergenza sanitaria.

Ciononostante, i Giudici, non di rado, si sono trovati ad utilizzare le previsioni del nuovo Codice – vuoi nei fallimenti, vuoi nelle procedure di sovraindebitamento – come fossero un’interpretazione autentica, ai fini di una migliore applicazione della “vecchia” normativa, ad oggi ancora in vigore.

È il caso della moratoria dei pagamenti, nei sovraindebitamenti.

Il tema ha rappresentato un grattacapo non da poco per Avvocati e Giudici, con il risultato di un’applicazione frammentaria e mosaicale dell’articolo 8, comma 4, L. 3/2012 (secondo cui la proposta di accordo con i creditori ed il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori privilegiati).

Il Tribunale Riminese, con la pronuncia in commento, muove da un consolidato orientamento della Cassazione (che già aveva tentato di mettere una pezza sulla situazione), secondo cui alle procedure di sovraindebitamento può essere applicata la normativa del concordato preventivo la quale prevede che la moratoria dei pagamenti è possibile solo qualora ai creditori privilegiati sia concesso diritto di voto, con un peso proporzionale alla perdita economica derivante dal ritardo con cui vengono soddisfatti (cfr. ex multis Cass. Civ. 17834/2019).

Tale previsione, tuttavia, non risulta essere dirimente ai fini di una precisa quantificazione del diritto di voto e, per tale motivo, il Legislatore ha ritenuto di dover fornire precisazioni nel nuovo Codice.

Più in particolare, l’articolo 86, C.C.I.I., in tema di concordato preventivo, prevede che “quando è prevista la moratoria, i creditori hanno diritto al voto per la differenza tra il loro credito maggiorato degli interessi di legge e il valore attuale dei pagamenti previsti nel piano calcolato alla data della di presentazione della domanda di concordato, determinato sulla base di un tasso di sconto pari alla metà del tasso previsto dall’art. 5 del decreto legislativo 9 ottobre 202, n. 321”.

Ebbene, come anticipato, partendo proprio dal sopra riportato orientamento di legittimità (che come detto applica le disposizioni del concordato attualmente in vigore), il foro romagnolo ha ritenuto di poter utilizzare per le procedure di cui alla L.3/2012 in via analogica – e ai fini interpretativi – la normativa introdotta dall’articolo 86 del nuovo Codice.

Il fatto che i Giudici utilizzino, di fatto, un dettato non ancora in vigore, rappresenta, senza alcun dubbio, sintomo, in primo luogo, dell’urgenza sentita dagli addetti al settore e, sicuramente, della obsolescenza delle disposizioni in materia concorsuale che sino ad oggi abbiamo utilizzato.

Trib. Rimini 25 maggio 2020

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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