Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

CMS ed usura: dalla teoria ai conteggi di matematica finanziaria

Di recente la Corte d’Appello di Milano ha dichiarato inammissibile l’impugnazione promossa da un correntista ai danni di un Istituto di Credito, assistito dallo Studio, ritenendo la stessa priva di ogni ragionevole probabilità di essere accolta, ai sensi degli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c..

Parte appellante, in sede di gravame, segnalava in particolare come il Giudice di prime cure non avesse verificato il carattere usurario della Commissione di Massimo Scoperto, sulla scorta dei criteri di cui alla sentenza delle Sezioni Unite n. 16303/18, secondo cui “in tema di contratti bancari, con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all’entrata in vigore (il 1° gennaio 2010) delle disposizioni di cui all’art. 2 bis del d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta, come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale (TEG) degli interessi praticati in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata, rispettivamente con il “tasso soglia” – ricavato dal tasso effettivo globale medio (TEGM) indicato nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell’art. 2, comma 1, della predetta l. n. 108 del 1996 – e con la “CMS soglia” – calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media pure registrata nei ridetti decreti ministeriali -, compensandosi, poi, l’importo dell’eccedenza della CMS applicata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con l’eventuale “margine” residuo degli interessi, risultante dalla differenza tra l’importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati”.

In realtà il Tribunale di Milano, nella persona del Dott. Macripò, aveva dichiarato in primo grado l’infondatezza delle avverse pretese – basate su una semplicistica sommatoria di tassi, oneri e commissioni (tra cui le CMS) – limitandosi a segnalare l’intervento delle Sezioni Unite precitato proprio per far comprendere al correntista come la mera sommatoria fosse un criterio inaccettabile, anche alla luce della più recente e qualificata giurisprudenza.

In sede di gravame la correntista contestava nuovamente l’usurarietà della detta commissione, richiamando la pronuncia delle Sezioni Unite predetta, senza però fornire alcun conteggio effettuato sulla base dei nuovi criteri ivi stabiliti.

Per di più l’appellante, contraddicendosi, riproponeva i medesimi conteggi basati sulla teoria, ormai superata, della mera sommatoria di tassi e oneri (tra cui la CMS).

La Corte, verificato il carattere puramente teorico dei motivi di appello, la mancanza di conteggi probanti le considerazioni svolte in sede di gravame e le contraddizioni nella ricostruzione giuridica e fattuale del rapporto bancario, dichiarava inammissibile l’azione proposta, condannando parte appellante al pagamento delle spese legali.

Corte d’Appello di Milano, 25 marzo 2019, ordinanza n. 1198

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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