La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Clausole vessatorie, l’elencazione codicistica è tassativa

La clausola che prevede l’applicazione di interessi moratori superiori al tasso legale non deve essere approvata per iscritto ex art. 1341 c.c.

Il Tribunale di Nocera Inferiore, investito della questione relativa alla mancata approvazione specifica della clausola che prevede l’applicazione di interessi di mora superiori a quelli legali, ha negato l’applicazione di tale disciplina a siffatta clausola. Il motivo si ritrova nel Codice Civile, che nel regolare la materia dei c.d. “contratti per adesione”, fissa un elenco tassativo delle clausole che necessitano dell’approvazione scritta.

E infatti: “la clausola del contratto per adesione, che prevede la corresponsione di interessi in misura superiore a quella legale, non rientra tra quelle che debbono essere specificamente approvate per iscritto a norma dell’art. 1341 cod. civ., stante la tassatività dell’elencazione di tali clausole contenuta nel secondo comma della medesima disposizione normativa e l’impossibilità di ricondurla nel novero delle clausole vessatorie in via di interpretazione estensiva, non sussistendo in questa ipotesi l’esigenza di tutelare il contraente per adesione in una situazione per lui particolarmente sfavorevole”.

Tali principi, lungi dal rappresentare un unicum nel panorama giurisprudenziale, sono avvallati da diverse sentenze di legittimità, tra cui Cass. Civ. n. 9646 del 27/04/2006 e Cass. Civ. n. 16124 del 09/07/2009.

Inoltre, la sentenza in commento ha ricordato che, ai fini dell’usura, la parte che contesta l’applicazione di interessi usurari è tenuta a depositare in giudizio i Decreti Ministeriali dai quali poter evincere il tasso soglia vigente al momento della sottoscrizione del contratto.

Ciò in quanto, in mancanza di tale allegazione, l’eccezione di usura deve essere rigettata per assenza di prova e l’eventuale istanza di CTU contabile va respinta, poiché esplorativa.

La ragione, come noto, è stata chiarita dalla Suprema Corte: “la natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali rende ad essi inapplicabile il principio “iura novit curia” di cui all’art. 113 cod. proc. civ., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell’art. 1 delle preleggi (che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto) (cfr. Cass. Sent. 9941/09)”.

Sulla scorta di tali principi la sentenza ha rigettato l’opposizione e condannato parte opponente al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Nocera Inferiore, sentenza del 13 febbraio 2019

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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