Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Clausola “non riscosso per scosso”: tra soggetti commerciali non è vessatoria

Il Tribunale di Roma ha emesso una interessante decisione nell’ambito di un contenzioso tra società finanziarie, con particolare riferimento al contenuto di due convenzioni aventi ad oggetto il mandato per la conclusione di contratti di cessione del quinto.

Il mandato obbligava la società mandataria a versare alla società mandante l’intero ammontare delle rate previste dai contratti stipulati a prescindere dall’effettivo incasso delle rate, secondo lo schema della clausola c.d. non riscosso per scosso”.

Dopo alcuni anni di regolare adempimento, la società mandataria cessava di corrispondere le somme dovute alla mandante, giustificandosi sulla scorta dei diversi casi di truffa che si erano verificati; la mandante, tuttavia, dopo avere intimato il rispetto degli accordi contrattuali presi, si determinava a revocare le convenzioni, nonché ad agire in giudizio per ottenere il pagamento delle somme che riteneva dovute (oltre 900.000,00 Euro).

La società mandataria si costituiva in giudizio contestando a vario titolo le pretese attoree, sostenendo che la clausola c.d. “non riscosso per scosso” avesse natura vessatoria, poiché fonte di un sensibile squilibrio tra le parti; inoltre, contestava la posizione di supremazia contrattuale della mandante, che avrebbe generato un illegittimo abuso di posizione dominante.

Il Giudice ha respinto integralmente le eccezioni formulate dalla società mandataria, statuendo che la clausola di c.d. “non riscosso per scosso” non è vessatoria, in quanto stipulata tra soggetti commerciali che, non rivestendo la qualità di consumatori, hanno piena libertà di determinare i propri diritti ed obblighi negoziali, senza possibilità di invocare l’istituto della nullità di protezione.

Sul punto, il Giudice afferma che: “Invero, l’effetto di distorcere il sinallagma contrattuale, in ragione dell’eccessivo onere incombente sulla […] in virtù della clausola controversa, non comporta automaticamente la nullità della clausola, poiché nel sistema codicistico dei contratti di diritto comune, nel cui alveo è da ricondurre quello tra le parti, i soggetti sono liberi di determinare la propria volontà negoziale anche conformando delle clausole vessatorie, salvo il limite della esplicita sottoscrizione; in particolare, l’ordinamento giuridico in tal caso non interviene comminando le c.d. nullità di protezione, disciplina che opera solo in ipotesi di contratti conclusi con soggetti deboli, come ad esempio i consumatori. In tal senso occorre osservare che le convenzioni sono sottoscritte in tutte le loro pagine e che […] non può qualificarsi quale “soggetto debole” […] trattandosi di società operante nell’ambito finanziario che agisce per scopi di impresa”.

Il Tribunale, peraltro, ha sottolineato che nella valutazione dei rapporti contrattuali intercorsi non poteva tralasciarsi il fatto che la mandataria, per diversi anni, avesse eseguito regolarmente il contratto: “In ogni caso, non può sottovalutarsi la circostanza che la stessa, pur muovendo tali contestazioni, abbia sino al maggio 2010 dato spontanea esecuzione al contratto”.

Inoltre, il Giudice ha rigettato l’eccezione di “abuso di posizione dominante”, secondo cui la società mandante avrebbe approfittato della propria posizione di supremazia, osservando che la convenuta non aveva allegato la sussistenza dei relativi presupposti di legge, la cui prova gravava sulla convenuta: “Né possono trovare accoglimento le eccezioni in ordine all’abuso di posizione dominante, asseritamente posto in essere dalla Banca, non essendone stati dimostrati i presupposti dalla legge richiesti”.

Per tali ragioni, il Tribunale di Roma ha accolto integralmente le domande proposte dalla società attrice, dando applicazione al principio di diritto secondo cui, nei contratti stipulati tra soggetti commerciali, cui non sono applicabili le norme del diritto dei consumatori, le parti sono libere nel concordare i rispettivi diritti ed obblighi negoziali, ben potendo articolare lo schema negoziale inserendo clausole c.d. vessatorie, prevedendo eventuali squilibri a carico di una o dell’altra.

Trib. Roma, 29 novembre 2019, n. 23009

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Una recente sentenza ottenuta dal nostro Studio in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo h...

Credito Al Consumo

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Tribunale di Napoli ha emesso un’articolata ordinanza di concessione della provvisoria esecuzio...

Credito Al Consumo

La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Il Tribunale di Napoli Nord si è espresso in materia di contratto c.d. “monofirma” e onere dell...

Credito Al Consumo

X