Contratti Bancari

Clausola limitativa del debito risarcitorio della banca

A seguito di un furto nel caveau di un istituto bancario, dal quale era stato asportato il contenuto di centinaia di cassette di sicurezza, il Tribunale aveva in primo grado accolto la domanda risarcitoria volta ad ottenere il risarcimento del danno per l’intero controvalore  degli oggetti preziosi sottratti.

La Corte d’appello aveva invece accertato la responsabilità della banca per colpa lieve in relazione all’evento, condannandola al pagamento della sola somma oggetto della clausola limitativa di responsabilità, contenuta nel contratto stipulato per il servizio delle cassette di sicurezza, ai sensi dell’art. 1229, comma 1, c.c.

A seguito del ricorso in Cassazione proposto dal cliente, i giudici di legittimità, con sentenza n. 28314/2011, hanno ritenuto che: “In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, la clausola negoziale che disponga che l’uso delle cassette è concesso per la custodia di cose di valore complessivo non superiore ad un certo limite e che comporti l’obbligo dell’utente di non conservare nella cassetta medesima cose aventi nell’insieme valore superiore a detto importo, in correlazione con altra cosa che, in caso di risarcimento del danno verso l’utente, imponga di tenere conto della clausola precedentemente indicata, va qualificata come attinente alla limitazione della responsabilità. Ne consegue che, essendo tale clausola valida nei limiti di cui all’art. 1229, comma 1, c.c., la banca è tenuta a rispondere soltanto per dolo o per colpa grave, operando l’esonero da responsabilità in caso di colpa lieve anche per l’ipotesi di furto, pur in mancanza di prova del caso fortuito”.

Nel caso sottoposto al vaglio della Corte, tra le pattuizioni accessorie del contratto concluso dai clienti, vi era quella di esonero della responsabilità comportante una deroga al regime configurato dall’art. 1839 c.c..

In particolare, tale clausola concedeva ai clienti l’uso delle cassette per la custodia di cose di valore complessivo non superiore a un certo limite.

Tale clausola andrà qualificata come un patto limitativo del debito risarcitorio della banca, proprio perché, a fronte dell’inadempimento di essa all’obbligo di tutelare il contenuto della cassetta, fissa un massimale all’entità del danno dovuto.

La previsione di tale clausola, determina dunque l’applicazione al caso di specie del regime di cui all’art. 1229, 1 comma, c.c. e dunque, la banca sarà tenuta a rispondere soltanto per dolo o per colpa grave, operando l’esonero da responsabilità in caso di colpa lieve, anche per l’ipotesi di furto, quindi anche quando non vi sia la prova del caso fortuito.

Secondo i giudici, infatti, “In tema di responsabilità della banca verso l’utente nell’esercizio del servizio delle cassette di sicurezza, e in presenza di una clausola di esonero da responsabilità, operante nei limiti indicati dall’art. 1229 c.c., ovvero con esclusione della responsabilità del custode per dolo e colpa grave, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto, incombe sempre sul debitore inadempiente, vale a dire sull’istituto di credito, l’onere di dimostrare che l’inadempimento dell’obbligazione di custodia sia ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad esso non imputabile, dovendosi coordinare l’art. 1229 c.c. con l’art. 1218, che è norma generale del regime processuale della responsabilità contrattuale, in forza della quale la regola della presunzione della responsabilità non trova motivo di essere derogata, in difetto di norme scritte o di ragioni giustificative di un’interpretazione dell’art. 1229 di segno contrario”.

La giurisprudenza di legittimità ha, dunque, ritenuto che nel caso di specie, non trattandosi di caso fortuito in quanto evento prevedibile in considerazione della natura della prestazione dedotta in contratto, grava sulla banca l’onere di dimostrare che l’inadempimento dell’obbligazione di custodia è ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad essa non imputabile e, al fine di escludere la colpa, la Corte ritiene insufficiente la generica prova della diligenza.

Avendo la banca nel corso del giudizio provato in fatto di essersi munita di tutti i congegni tecnici e degli accorgimenti conosciuti dalla scienza e dall’esperienza, fornendo anche la prova del fatto negativo, rappresentato dall’assenza di colpa grave stante il mancato coinvolgimento dei dipendenti, i Giudici hanno respinto il ricorso, confermando la decisione di secondo grado, con conseguente diritto al risarcimento del cliente entro il limite di valore convenzionalmente previsto.

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com)

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