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“Clausola floor” o “option floor”, non sempre il tasso minimo è un derivato implicito

Con una recente pronuncia, il Tribunale di Modena è intervenuto in un vivace dibattito giurisprudenziale e dottrinale in tema di tassi minimi, chiarendo la concreta portata della clausola floor inserita all’interno dei contratti di mutuo.

Come noto, negli ultimi anni, a seguito del forte ribasso dei tassi di interesse, tale clausola è stata regolarmente inserita dagli istituti di credito nei contratti di mutuo a tasso variabile, allo scopo di garantirsi una remunerazione minima, anche nell’ipotesi di discesa del parametro di riferimento dell’obbligazione del mutuatario al di sotto di una determinata soglia (il cd. “floor”).

La logica sottesa a tale tecnica bancaria ha indotto molti interpreti ad intravedere nel “mutuo floor” la costituzione di una “interest rate floor option” (strumento finanziario derivato di tipo opzionale) a favore della banca mutuante.

In particolare, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con decisione del 24 febbraio 2016, ha precisato che “un finanziamento con tasso floor contiene al suo interno una opzione floor, ovvero uno strumento finanziario derivato che consente alla banca di porre un limite alla variabilità in discesa di un determinato indice, ricevendo la differenza che alla scadenza/alle scadenze contrattuali si manifesta tra l’indice di riferimento ed il limite fissato. In altre parole, la banca ottiene la copertura dal rischio che la variabilità del rendimento dell’attività finanziaria (tasso del finanziamento) non possa scendere sotto di un rendimento certo (tasso floor)”.

La ricostruzione giuridica ivi prospettata imporrebbe, pertanto, alla Banca il rispetto di una serie di obblighi informativi dettati in materia di servizi di investimento, a pena di nullità della clausola stessa.

Questo è quanto sostenuto dal mutuatario nel caso oggetto della pronuncia in esame, secondo il quale “la previsione di tale clausola farebbe assumere al contratto di mutuo la natura di derivato finanziario implicito e/o occulto con applicazione della normativa del TUF, la cui violazione sarebbe causa di nullità della clausola di determinazione del tasso di interesse corrispettivo.

Di diverso avviso è, invece, il Tribunale modenese, il quale, nel rigettare le richieste avanzate dall’opponente, ha osservato che, in difetto di elementi probatori da cui si possa desumere la funzione finanziaria (rectius: speculativa) e non più creditizia del contratto di mutuo, “la presenza di una clausola di tasso “floor” non fa assumere automaticamente al contratto cui accede la natura di strumento finanziario, con conseguente applicabilità di tutta la disciplina del c.d. TUF né può fondatamente ritenersi che la pattuizione di interessi “minimi” da corrispondersi da parte del mutuatario al mutuante, quale accessorio dell’obbligo di restituzione e remunerazione per la cessione del capitale, snaturino l’essenza del contratto mutandone la natura da contratto reale avente causa finanziamento a strumento finanziario con cui il cliente, controparte dell’istituto di credito, mira a realizzare un investimento mobiliare economicamente proficuo, ed ha diritto a ricevere informazioni complete e puntuali in relazione all’effettivo grado di rischio assunto, e sull’equilibrio delle condizioni contrattuali così effettivamente praticate”.

La pronuncia in esame riprende alcuni dei principi già enunciati dalla più recente giurisprudenza di merito (Trib. di Lanciano, 04.04.2018; Trib. di Bologna, 31.01.2018), secondo la quale tale clausola svolge unicamente una funzione garantistica e di salvaguardia per l’istituto di credito, in linea, dunque, con la natura onerosa e non speculativa del contratto di mutuo.

In altre parole, il tasso minimo non può essere confuso con la cosiddetta “opzione floor”, la quale implica uno scambio di flussi finanziari fra le parti, le quali intendono trasferire un rischio e non una somma di denaro.

Ad analoghe conclusioni giunge anche il Tribunale, il quale ha chiarito come nel caso di specie le finalità del contratto di mutuo stipulato tra la Banca e il correntista siano, chiaramente, quelle del finanziamento, con conseguente applicazione della normativa del TUB e non di quella degli strumenti finanziari.

Tribunale di Modena, 19 settembre 2018, n. 1552

Maria Vittoria Surace – m.surace@lascalaw.com

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