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Clausola arbitrale e ius superveniens

Con una recente ordinanza la Suprema Corte è intervenuta per definire il riparto della competenza a conoscere riguardo ad un giudizio intrapreso da una società con riferimento alla operatività, contestata, su strumenti finanziari derivati.

Con sentenza n. 2 del 2.1.2015, il Tribunale di Arezzo dichiarava la propria incompetenza a conoscere della vicenda sottoposta alla propria attenzione, in virtù della esistenza di una clausola compromissoria.

In particolare, in motivazione, “il Tribunale, rilevata l’esistenza della clausola compromissoria, ha soggiunto che nessun effetto potesse avere ai fini del decidere lo jus superveniens rappresentato dall’art. 6 del d. Igs. 8.10.2007 n. 179, il quale ha escluso, per l’aderente, la vincolatività delle clausole arbitrali contenute nei contratti di investimento finanziari unilateralmente predisposti dall’intermediario. Il Tribunale ha motivato l’inapplicabilità al caso di specie dell’art. 6 d.lgs. 179/07 osservando che le operazioni di investimento erano state effettuate prima dell’entrata in vigore del suddetto decreto legislativo”.

La società attrice proponeva regolamento di competenza sostenendo l’erroneità del decisum.

La Suprema Corte conclude per l’accoglimento del ricorso, affermando che al momento della proposizione della domanda era già in vigore il Dlgs. 8.10.2007 n. 179 (“Istituzione di procedure di conciliazione e di arbitrato, sistema di indennizzo e fondo di garanzia per i risparmiatori e gli investitori in attuazione dell’articolo 27, commi 1 e 2, della legge 28 dicembre 2005, n. 262“), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30.10.2007 (ed entrato in vigore il 14.11.2007), con la conseguenza che sussisterebbe una invalidità, parziale, sopravvenuta del contratto di durata già in essere tra le parti.

In particolare, ragionando sulla emanazione di norme che prevedano l’invalidità di clausole contenute in contratti di durata, la Corte osserva che “[l’emanazione di tali norme, ndr] non incide sulla validità delle clausole inserite in contratti già conclusi, ma impedisce che queste possano produrre per l’avvenire ulteriori effetti nei rapporti ancora in corso (ex multis, Sez. 1, Sentenza n. 2871 del 09/02/2007, Rv. 594207, in tema di nullità sopravvenuta della clausola “omnibus” nelle fideiussioni; Sez. 1, Sentenza n. 13739 del 18/09/2003, Rv. 566933, in tema di nullità della clausole di fissazione del saggio di interessi ultralegali mediante rinvio agli usi; Sez. 3, Sentenza n. 9747 del 08/11/1996, Rv. 500409, in tema di indennità per la perdita dell’avviamento commerciale dovuta al conduttore di immobili; cfr. altresì Sez. 1, Sentenza n. 3725 del 29/03/1995, Rv. 491491, in terna di nullità della vendita di azioni di società editrice attributiva all’acquirente di una posizione dominante nel settore della stampa quotidiana)”.

La clausola compromissoria, quindi, ponendosi in antitesi rispetto alla previsione di cui all’art. 6 del Dlgs. 179/2007 (secondo cui “La clausola compromissoria inserita nei contratti, stipulati con gli investitori, relativi ai servizi e attività di investimento, compresi quelli accessori, nonche’ i contratti di gestione collettiva del risparmio, e’ vincolante solo per l’intermediario, a meno che questo non provi che sia frutto di una trattativa diretta”) non sarebbe opponibile alla società, in quanto “lo jus superveniens ha infatti previsto la parziale invalidità non d’una clausola che prevedesse diritti ed obblighi sostanziali della parti, ma d’una clausola compromissoria: ovvero d’un patto la cui validità va valutata al momento in cui dovesse sorgere la questione del riparto di competenza tra l’autorità giudiziaria e l’arbitro, a nulla rilevando l’epoca in cui sia maturato l’inadempimento o gli altri fatti posti a fondamento della domanda giudiziaria”.

Al Tribunale ordinario, quindi, la decisione nel merito della controversia.

Cass.,  Sez. VI, 4 maggio 2016, n. 8900 (leggi l’ordinanza)

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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