I legami della convivenza rendono regolare la notifica

Cit(n)azione: la notifica al convenuto straniero

Nel caso si debba procedere alla notifica di atti di impulso processuale nei confronti di un soggetto straniero, si dovranno seguire le modalità di notificazione dettate dall’art. 142 c.p.c., se dalla documentazione in possesso del notificante risulti provata e non dubbia la provenienza estera del destinatario dell’atto.

Il principio in commento è stato espresso dalla Suprema Corte nell’ordinanza n. 2966 depositata il 31 gennaio scorso che ha il pregio di fare ancora una volta chiarezza sul tema della notificazione dell’atto di citazione ad un cittadino straniero (nel nostro caso un cittadino americano).

La vicenda trae origine da una domanda di usucapione proposta appunto nei confronti di un cittadino straniero; la domanda veniva parzialmente accolta in primo grado e nella dichiarata contumacia del convenuto. Nel giudizio di secondo grado, poi, proposto dal convenuto contumace nel giudizio di primo grado, lo stesso deduceva quale motivo di gravame la nullità della notificazione dell’atto di citazione del giudizio di primo grado in quanto non sarebbero state esperite le idonee e diligenti indagini volte ad identificare con certezza la sua residenza.

In base alla ricostruzione dell’appellante americano, la notifica avrebbe dovuto eseguirsi ai sensi dell’art. 142 c.p.c. che detta le prescrizioni per il caso di notifica a soggetto non residente né dimorante né domiciliato nella Repubblica Italiana.

La Corte D’Appello ha respinto l’eccezione di nullità proposta dall’attore americano, affermando che la ricerca anagrafica svolta dall’attore in primo grado era idonea per le indagini volte a richiedere la notifica ex art. 143 c.p.c.

Avverso la pronuncia della Corte D’Appello viene proposto ricorso per Cassazione, la quale precisa come, senza dubbio, la notificazione nei confronti di cittadino straniero sia da eseguirsi ai sensi dell’art. 142 c.p.c. e non ai sensi dell’art. 143 c.p.c. non trattandosi di destinatario la cui residenza dimora o domicilio siano sconosciuti, ma al più, siano solo più complesse le indagini volte ad identificarle in modo chiaro.

Per questo motivo spetta al soggetto notificante in un’ottica di “lealtà processuale” , sottolinea la Corte, utilizzare l’ordinaria diligenza per accertare la residenza estera del soggetto, rivolgendosi all’ufficio consolare competente.

Per questo motivo la ricerca svolta presso l’ufficio anagrafico nazionale, del tutto privo di legami con il destinatario straniero, non è idoneo a integrare la diligenza processuale richiesta alla parte notificante.

Per tali ragioni il ricorso viene accolto e la sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio.

Cass., Sez. II Civ., 31 gennaio 2019, ordinanza n. 2966

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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