Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Chiusura del fallimento e mancata presentazione di domande di ammissione al passivo

L’ipotesi di chiusura del fallimento di cui al numero 1 dell’articolo 118 legge fall. (mancata presentazione di domande di ammissione al passivo nel termine stabilito dalla sentenza di fallimento) configura una fattispecie di inutilità della pendenza della procedura in carenza di domande, ma non esclude affatto la possibilità della prosecuzione, ove queste siano comunque presentate prima del decreto di chiusura, purché non sussistano altre condizioni per la cessazione della procedura quali, ad esempio, l’impossibilità di soddisfare neppure in parte i creditori concorsuali e le spese di procedura.

Dichiarata fallita la società Zeta, solo quattro creditori proponevano domanda di ammissione al passivo nel termine indicato nella sentenza dichiarativa di fallimento: 3 venivano soddisfatti prima dell’udienza di verifica dei crediti e uno depositava successivamente a tale udienza atto di rinuncia.

La società Zeta chiedeva quindi la chiusura del fallimento.  Sennonchè, nelle more, giungeva la domanda di ammissione al passivo di un quinto creditore, per una somma “significativa”.

Il Tribunale di Treviso rigettava l’istanza di chiusura del fallimento stante l’avvenuto deposito di quest’ultima domanda.

Tale provvedimento veniva reclamato e, in tale sede, la Corte d’appello di Venezia, accogliendo il reclamo, disponeva la chiusura del fallimento con sospensione della liquidazione e della distribuzione dell’attivo.

Avverso tale provvedimento veniva proposto ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte ha cassato, senza rinvio, il decreto  della Corte d’appello rilevando come, nello stesso, siano stati trattati promiscuamente due diverse ipotesi di chiusura del fallimento: quella prevista dal n. 1 dell’art. 118 l.f. (relativa all’ipotesi di assenza di domande di ammissione al passivo) e quella del n. 2  (relativa all’ipotesi del pagamento integrale dei creditori).

La Corte precisa che il n. 1 del menzionato articolo non pone preclusioni con riguardo al termine entro il quale può essere depositata la domanda di ammissione al passivo ed è da escludersi un principio generale secondo il quale , se non vi sono state domande in sede di verifica dello stato passivo, queste non possono più essere depositate in un momento successivo.

Un conto, infatti, è parlare di inutilità della procedura in assenza di domande e un conto è la possibilità che la procedura possa proseguire se, prima del decreto di chiusura, vengano depositate ulteriori domande di ammissioni al passivo..

Senza, peraltro, che ciò possa legittimare un comportamento dilatorio del curatore che ritardi la chiusura del fallimento in attesa di domande tardive, più o meno prevedibili.

Cass.,  sez. I, 15 Febbraio 2017, n. 4021

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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