Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Chiusura del fallimento, giudizi pendenti e cancellazione dal registro imprese

In base all’art. 7 D.L. n. 83 del 2015, la chiusura della procedura di fallimento per ripartizione dell’attivo (ex art. 118 n. 3, l.f.) non è impedita dalla pendenza di giudizi, rispetto ai quali il curatore mantiene la legittimazione processuale ai sensi dell’art. 43 l.f., anche nei successivi stati e gradi del giudizio – con un’evidente deroga a quanto previsto dall’art. 120 l.f. – che fa discendere dalla chiusura del fallimento l’improcedibilità delle azioni esperite dal curatore e che continua ad essere applicato a tutte le ipotesi di chiusura del fallimento diverse da quella di cui all’art. 118 n. 3) l.f..

Alla luce di ciò il Tribunale di Bergamo, con l’ordinanza del 22 novembre scorso, si è espresso sulla questione attinente alla cancellazione della società dal registro delle imprese ed ha fornito indicazioni precise sulla possibilità di procedere alla suddetta cancellazione in modo automatico a seguito della chiusura del fallimento ovvero solamente una volta completate le operazioni di ripartizione anche di eventuali sopravvenienze collegate ai giudizi ancora pendenti.

In pendenza dei giudizi, l’escamotage usato dal legislatore per giungere alla chiusura della procedura, si incentra su un istituto costituito dalla prorogatio dei due organi fondamentali della procedura; ossia il giudice delegato (che in deroga all’art. 35 l.f. può autorizzare anche le rinunzie alle liti e le transazioni) ed il curatore (che conserva la legittimazione processuale ex art. 43 l.f.). Per quanto riguarda il curatore, però, non si tratta di una mera proroga dei suoi poteri ma ha anche effetti sostanziali sul patrimonio del fallito che permane distinto. Tali effetti sostanziali confliggerebbero, evidentemente, con l’estinzione dell’ente derivante dalla sua cancellazione dal registro delle imprese.

La cancellazione, infatti, alla luce di quanto stabilito dall’art. 2495, comma 2 c.c., tenuto conto dell’interpretazione data alla norma dal massimo consesso di legittimità nelle tre note ed importanti sentenze, a Sezioni Unite, del 12 marzo 2013, numeri 6070, 6071 e 6072, ha un effetto costitutivo. Pertanto, in presenza di giudizi che comportino la possibilità del sorgere di sopravvenienze post chiusura, il curatore si troverebbe nella condizione di dover provocare atti incidenti sul patrimonio di un ente ormai inesistente.

Sebbene, quindi, sia possibile la chiusura del fallimento anche in pendenza di giudizi – considerato che è il curatore a mantenere la legittimazione processuale ai sensi dell’art. 43 l.f. e la chiusura della procedura non può essere interpretata come rinuncia alle azioni – nell’ottica di eventuali sopravvenienze post chiusura non è possibile ricavare un obbligo di automaticità per l’operazione di cancellazione della fallita dal registro delle imprese ma è necessario attendere la chiusura dei sopracitati giudizi .

Tribunale di Bergamo, 23 novembre 2016 (leggi la sentenza)

Michela Crestani m.crestani@lascalaw.com

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