L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

Chiusura anticipata dell’esecuzione: gli effetti nei confronti dei terzi aggiudiacatari

Il Tribunale di Verona ha espresso il principio secondo cui l’art. 632, comma 2, c.p.c. trova applicazione anche alle ipotesi di chiusura anticipata dell’esecuzione.

Il principio trae origine da ricorso ai sensi dell’art. 617 c.p.c. con contestuale istanza di sospensione, avverso l’ordinanza del Giudice dell’Esecuzione nella parte in cui veniva disposta la restituzione di metà della cauzione versata dagli aggiudicatari decaduti al debitore esecutato.

L’opponente riteneva che la restituzione della cauzione al debitore esecutato determinasse un ingiustificato arricchimento, d’altro lato la somma non poteva essere restituita all’aggiudicatario decaduto, atteso che la perdita della cauzione ex art. 587 c.p.c. costituisce carattere sanzionatorio, e pertanto non può essere oggetto di ripetizione; per tale motivo la parte chiedeva la sospensione dell’atto esecutivo impugnato ai sensi e per gli effetti dell’art. 624 c.p.c..

La Giurisprudenza di merito ha rilevato che ai sensi dell’art. 187 bis c.p.c. in ogni caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo avvenuta dopo l’aggiudicazione, anche provvisoria, restano fermi nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari gli effetti di tali atti e quindi, restando stabile l’aggiudicazione, rimangono validi ed efficaci anche gli atti necessari che presuppongono l’aggiudicazione, quali il decreto di trasferimento e, in mancanza di pagamento del saldo prezzo nel termine perentorio, la dichiarazione di decadenza dell’aggiudicatario con conseguente pronuncia di incameramento della cauzione a titolo di multa.

Ai sensi dell’art. 632, comma 2, c.p.c. nel caso di estinzione del processo esecutivo avvenuta dopo l’aggiudicazione o assegnazione, la somma ricavata dalla procedura deve essere restituita al debitore; infatti, l’art. 509 c.p.c. ascrive tra le voci che compongono la somma ricavata oggetto di distribuzione anche i proventi derivanti dalla sanzione erogata all’aggiudicatario decaduto ex art. 587 c.p.c., pertanto, anche le somme devono essere restituite al debitore.

Tale disciplina, espressamente dettata per il caso di estinzione tipica del processo esecutivo, può ritenersi applicabile anche alle ipotesi di improseguibilità del processo esecutivo, atteso che, sotto questo profilo, in entrambi i casi si verifica un analogo effetto di caducazione dell’intera procedura esecutiva che travolge con effetti retroattivi l’atto di pignoramento e tutti i suoi effetti.

Il G.E. nel caso di specie ha rigettato l’opposizione degli aggiudicatari decaduti, confermando  quanto già affermato dalla Corte di Cassazione (sez. III, 11/03/2016, n.4751), ovvero, che: “il verificarsi della mancata rinnovazione della trascrizione e, quindi, la cessazione dell’efficacia della trascrizione, in coerenza necessaria con la raggiunta la conclusione che già nella fase iniziale non era – al momento dell’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009 – data la possibilità di un processo esecutivo basato su pignoramento di cui fosse mancata la dimostrazione della trascrizione, assume il valore di fattispecie determinativa del venir meno del processo esecutivo nella sua interezza e, quindi, anche del pignoramento”.

In conclusione, il venir meno del processo esecutivo nella sua interezza e l’impossibilità di passare alla fase liquidatoria comporta che la quota parte della cauzione di spettanza dell’esecuzione immobiliare dichiarata improseguibile deve essere restituita al debitore esecutato, non avendo alcun titolo il creditore, che ha perso la qualità di creditore pignorante in ragione della sopravvenuta caducazione del processo esecutivo e degli effetti del pignoramento, per chiederne la distribuzione.

Trib. Verona, Sez. II, Ord., 17 luglio 2020

Caterina Morabito – c.morabito@lascalaw.com

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