Diritto dell'Esecuzione Forzata

Chiusura anticipata del processo esecutivo: l’impugnazione sta nella ratio

Il Tribunale di Belluno con la sentenza in commento del 12.02.2016, si è espressa in merito all’ art. 164 bis disp. att. c.p.c rubricato “Infruttuosità dell’espropriazione forzata”.

In particolare la questione principe esaminata dal Collegio riguarda l’individuazione del corretto mezzo di impugnazione da utilizzare avverso il provvedimento di chiusura anticipata emesso dal Giudice dell’Esecuzione, occorrendo pertanto stabilire se tale disposizione abbia introdotto una nuova figura di estinzione tipica oppure un’ipotesi di mera improcedibilità del processo esecutivo.

Nel caso de quo la procedente ha ritenuto di utilizzare lo strumento disciplinato dall’art. 630, comma III c.p.c., per l’assimilabilità della nuova fattispecie alle altre ipotesi di estinzione del processo esecutivo.

Valutazione opposta è stata invece espressa, tanto dalla dottrina quanto in giurisprudenza in ordine alla qualificazione del provvedimento di chiusura anticipata del processo esecutivo per infruttuosità in termini di cosiddetta “estinzione atipica” (cfr. Trib. Bari 24.07.2015; cfr. Trib. Reggio Emilia 1.7.2015).

Ne discende che il regime di impugnazione avverso il provvedimento di chiusura anticipata deve essere effettivamente individuato nell’opposizione prevista dall’art. 617 c.p.c. e non del reclamo al collegio previsto dall’art. 630 comma III c.p.c.

Plurimi sono gli argomenti che la giurisprudenza di merito ha addotto a favore di tale soluzione tra i quali, oltre ad una immediata evidenza circa la collocazione della norma in commento al di fuori del contesto del libro III, titolo IV, art. 629 ss c.p.c., emerge una considerazione sul piano logico – sistematico circa il comune denominatore delle figure tipiche dell’estinzione che deve rinvenirsi nel verificarsi di un fatto “imputabile” ad una delle parti, o il sopravvenuto difetto di interesse all’esecuzione forzata o ancora l’inadempimento di un onere di impulso o di presenza.

Tutt’altra è invece la ratio che presiede all’ipotesi di chiusura anticipata ex art. 164 bis disp. att. c.p.c., in cui l’esito anomalo o non fisiologico del processo esecutivo dipende da una impossibilità oggettiva ed estranea al contegno di parte di proseguirlo. Tale ratio si riflette ulteriormente sul piano degli effetti sostanziali nel senso che, mentre in casi di estinzione tipica trova applicazione il disposto dell’art. 2945 comma III c.p.c., ai sensi del quale “se il processo si estingue rimane fermo l’effetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell’evento interruttivo”, tale disposizione non trova applicazione ai casi di cosiddetta “estinzione anticipata dell’esecuzione”.

Pertanto in forza di tale principio di diritto, il Tribunale di Belluno, uniformandosi alle precedenti decisioni di merito, si è pronunciato sul reclamo proposto ai sensi del 669 terdecies c.p.c. dichiarando l’inammissibilità dello stesso, ritenuto che il provvedimento del giudice dell’esecuzione che decide sull’istanza di chiusura anticipata del processo può essere impugnato nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. e non in quelle del reclamo al collegio ex art. 630 comma III, c.p.c.

25 febbraio 2016

Valeria Arosio – v.arosio@lascalaw.com

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