Chiusura anticipata del Fallimento: cosa deve intendersi per pendenza di giudizi

La chiusura anticipata del Fallimento è possibile, ancorché questi possa ancora soddisfare i propri crediti a seguito dei riparti che potrebbero essere eseguiti nell’ambito di altro Fallimento in cui il credito del primo sia stato ammesso.

Il Tribunale di Milano, con decreto del 22 marzo 2017, interpretando il disposto dell’art. 118, comma 2 L.F. secondo il quale “la chiusura della procedura di Fallimento nel caso di cui al n. 3) non è impedita dalla pendenza  di giudizi, rispetto ai quali il Curatore può mantenere  la legittimazione processuale”, ha ritenuto che la locuzione “giudizi” debba  essere correttamente riferita a qualsiasi procedimento giudiziario, anche di natura esecutiva, individuale o concorsuale, finalizzato alla soddisfazione di poste attive nel Fallimento.

Nel caso di specie, il Curatore depositava istanza per la chiusura del Fallimento ai sensi dell’art. 118, comma 1, n.3) L.F. Da detta istanza di chiusura e dal rendiconto del Curatore emergeva che il Fallimento era stato ammesso al passivo di altro Fallimento che a sua volta era stato chiuso a norma dell’art. 118 comma 1, n. 3) L.F. ma continuava ad essere parte in un giudizio pendente dal quale avrebbe potuto ricavare ulteriori poste attive in favore della massa dei creditori, e quindi anche in favore del Fallimento di cui si chiedeva la chiusura.

Il Tribunale di Milano, sulla base di quanto sopra detto, ha ritenuto che la fattispecie normativa di cui all’art. 118, comma 2 L.F. possa e debba trovare applicazione anche nel caso in cui, come in quello di specie, il Fallimento, compiuta la ripartizione finale dell’attivo, possa ancora ricavare soddisfazione dei propri crediti in conseguenza dei riparti che potrebbero essere eseguiti nell’ambito di una diversa procedura fallimentare in cui il credito sia stato o possa essere ammesso.

Inoltre, secondo il Tribunale, tali conclusioni non subirebbero eccezioni nel caso in cui il Fallimento da cui si attende una soddisfazione delle ragioni di credito sia, a sua volta, chiuso a norma dell’art. 118, comma 1, n. 3) L.F.

Infatti, nella chiusura di cui all’art. 118, comma 2, L.F. Giudice Delegato e Curatore restano in carica, se pure ai limitati effetti della citata disposizione. Il Curatore mantiene la legittimazione processuale e, nel caso di positiva conclusione dei procedimenti in corso, deve trattenere le somme ricevute a norma dell’art. 117, comma 2, L.F. e successivamente procedere ad un riparto supplementare.

Pertanto, ne consegue che non vi è alcuna ragione per distinguere l’ipotesi in cui il Fallimento speri di ricevere somme di denaro da un Fallimento ancora aperto ovvero da uno chiuso ex art. 118, comma 2 L.F.

Tribunale di Milano, decreto del 22 marzo 2017 (leggi il decreto)

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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