Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Chiunque concorra in una “frode carosello” rischia la condanna per bancarotta

La Cassazione ha chiarito come tutti i soggetti economici che partecipino ad una “frode carosello”, con la consapevolezza di agire come parte di un meccanismo teso a recuperare e ripartire i vantaggi economici derivanti dal mancato versamento dell’IVA, siano tenuti a rispondere in ordine ai reati fallimentari che derivino da tale condotta.

Gli amministratori imputati nel processo per bancarotta fraudolenta in esame, giunto sino al vaglio della Suprema Corte, sono accusati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere volta alla consumazione di “frodi carosello” nel campo del commercio degli pneumatici.

Tali truffe hanno determinato la distrazione di ingenti somme di denaro dal patrimonio sociale, causandone il fallimento per il mancato versamento dell’IVA.

In particolare, secondo la tesi accusatoria, gli pneumatici in questione venivano ceduti a società estere da società con sede in Italia (con esenzione di IVA) e le prime li rivendevano ad altre società che, a loro volta, riapplicando l’IVA, senza mai versarla realmente, li cedevano ad un prezzo inferiore proprio alle società da cui avevano acquistato i beni.

Per quanto riguarda la sussistenza dei reati fallimentari, e più specificamente quello di bancarotta fallimentare, la Cassazione ha ritenuto che non sussiste una sostanziale differenza fra il protagonista di una frode IVA e colui che, invero, acquista a credito per poi disperdere i beni.

In entrambi i casi vi è una frode in danno ai creditori della società, che nell’ipotesi di specie è l’Erario.

I Giudici di legittimità hanno  ritenuto che gli imputati facessero parte di una frode fiscale in base alla circostanza per cui “l’accordo fra i protagonisti del “carosello” è insito nella natura stessa delle operazioni economiche compiute” dagli imputati stessi.

Infatti, la messa in opera di un “carosello fiscale” richiede l’accordo di tutti i soggetti economici che formano aderiscono ad esso.

Pertanto, ciò che fonda il giudizio di colpevolezza in ordine ai reati fallimentari è proprio la consapevolezza, in capo a tali soggetti, di agire come parte di un meccanismo teso a recuperare e ripartire i vantaggi economici derivanti dal mancato versamento dell’IVA: l’aver concorso in questo meccanismo fraudolento, determina la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi che qualificano il concorso dell’extraneus – del soggetto cioè privo della qualifica di gestore n seno alla società fallita – nella bancarotta per distrazione.

Secondo la Corte, inoltre, “poiché il “carosello” si fonda sull’accumulo del debito IVA da parte della società cartiera importatrice, tutti i protagonisti ne sono necessariamente consapevoli, così come, del resto, sono consapevoli delle vendite sottocosto che la cartiera effettua in favore del soggetto economico che poi immette effettivamente i beni sul mercato”.

In conclusione, la Cassazione, ritenendo che le operazioni dolose compiute nel corso della “frode carosello” abbiano causato l’insolvenza e, di conseguenza, il fallimento della società, ha rigettato i ricorsi proposti dagli imputati.

Cass., V Sez. Pen., 10 maggio 2016, n. 19460 (leggi la sentenza)

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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