Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Chiarimenti dalla Cassazione: il contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento non è soggetto all’art. 30 TUF

Nel panorama giurisprudenziale del contenzioso relativo alla prestazione dei servizi di investimento, si annovera una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (Cass. Civ., Sez. I, 1-6-2016, n. 11401) che chiarisce come la disciplina dell’offerta fuori sede, di cui all’art. 30 Testo Unico della Finanza, è applicabile solo ai singoli ordini di investimento, restando così escluso dalla sua operatività la conclusione del contratto che disciplina la prestazione dei servizi resi dall’intermediario finanziario.

In particolare la Corte di Legittimità, partendo dal noto precedente reso dalle Sezioni Unite (Cass. Civ., Sez. Unite, 3-6-2013, n. 13905), spiega (e ribadisce) che “il diritto di recesso accordato all’investitore dal sesto comma dell’art. 30 T.U.F., e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta nell’ambito di un servizio di collocamento o gestione di portafogli individuali, prestato dall’intermediario medesimo in favore dell’emittente o dell’offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d’investimento diverso, ivi compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro, ove ricorra la stessa esigenza di tutela”.

Tuttavia, nel caso di specie, la contestazione che l’investitore muoveva nei confronti della Banca risiedeva nel fatto che la sottoscrizione al di fuori dei locali della Banca riguardava non già il singolo investimento conferito, ma il contratto (c.d. quadro) disciplinante la prestazione dei servizi.

Sul punto il Collegio di legittimità rende una lettura della norma ben diversa rispetto a quella sostenuta dall’investitore, rimarcando che “come chiarito dalle Sezioni Unite, la disciplina del recesso di cui si sta parlando non può che riguardare i singoli rapporti negoziali in base ai quali, di volta in volta, l’investitore si trovi a sottoscrivere uno strumento finanziario offertogli dall’intermediario fuori sede, e non la stipulazione del c.d. contratto-quadro, che di per sé non implica l’acquisto di strumenti finanziari ed è perciò sicuramente estranea alla nozione di “collocamento”, sia pur latamente intesa”.

Pertanto, ferma l’applicabilità dell’art. 30 T.U.F. a tutti i servizi di investimento, la disciplina dell’”offerta fuori sede” non può mai applicarsi al c.d. “contratto quadro” in quanto lo stesso non comporta l’acquisto di strumenti finanziari ma ha una mera funzione “normativa”, il che esclude l’estendibilità della norma citata.

Cass., Sez. I, 1 giugno 2016, n. 11401 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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