Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Chi si lamenta, provi!

La centralità di un corredo probatorio, volto a dimostrare la fondatezza delle pretese giudizialmente addotte, è stata recentemente rammentata da una pronuncia resa dal Foro Capitolino in punto di asserita usurarietà del regolamento negoziale inter partes intervenuto.

Segnatamente, il Tribunale di Roma in persona della Dott.ssa Zimpo, ha costruito il proprio iter motivazionale in forza del principio di cui all’art. 2697 c.c. e, a seguito di un approfondito vaglio in ordine alle allegazioni actoree del tutto carenti, ha inteso ribadire la rilevanza dell’onere probatorio nonché l’impossibilità di radicare le domande sulla base di un’analisi peritale, che è da reputarsi mera allegazione difensiva.

In tal senso, il Magistrato ha osservato che: “l’istante non ha prodotto alcuna prova a sostegno delle proprie domande, salvo una consulenza tecnica di parte, la quale per sua natura non può costituire un valido elemento di prova, quanto piuttosto una semplice allegazione difensiva di carattere tecnico, ovvero un mero indizio soprattutto quando non sia supportato da altri elementi di prova certi e sia contrario al prevalente orientamento giurisprudenziale”. Appare, dunque, imprescindibile che la parte, che abbia dato effettivo impulso all’azione processuale al fine di far valere un proprio diritto in giudizio, fornisca al Giudicante una valida ed adeguata appendice probatoria volta a supportare le proprie doglianze. Non solo. La decisione ivi in commento, precisa che – in difetto del predetto corredo probatorio – le richieste istruttorie avanzate potranno essere legittimamente negate dall’adito Giudicante, laddove la parte istante intenda sollecitare un’indagine esplorativa volta alla ricerca di elementi, fatti e circostanze non provate, nel tentativo indebito di supplire l’onus prodandi disatteso.

Ferma dunque la carenza probatoria integrata da controparte, il Magistrato ha in ogni caso rilevato la piena conformità del contratto alle prescrizioni di legge, operando peraltro la verifica in ordine all’usurarietà degli interessi moratori, avuto riguardo alla statuizione resa in materia dalla giurisprudenza di legittimità. In ispecie, il Tribunale di Roma, richiamando quanto esposto dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione ha precisato che: “la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza a S.U. del 18 settembre 2020, n.19579 ha indicato che la rilevazione statistica degli interessi di mora mediamente applicati (per quanto d’interesse pari al 2,1%) nei vari Decreti Ministeriali, consente la maggiorazione del tasso soglia ai fini della valutazione dell’usura di mora. Indicando che il calcolo da eseguire per verificare il tetto usura comprensivo dei tassi moratori si determina con la somma del TEG al coefficiente usura del 2,1, con maggiorazione del 50%”. Lapalissiana dunque è la piena aderenza, anche da parte della giurisprudenza di merito, ai recenti approdi raggiunti in materia.

Pertanto, rilevata la lacuna probatoria in cui è incorsa parte attrice, il Giudice ne ha rigettato integralmente le domande, con contestuale condanna alla refusione delle spese di lite in favore della Banca convenuta.

Trib. Roma, 23 marzo 2021, Dott.ssa Maria Gabriella Zimpo

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

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