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Chi di rimodulazione ferisce, di rimodulazione perisce

Un interessante argomento, sul quale si è già avuto modo di disquisire in passato, anche su questa stessa testata (vedasi ad esempio “Un accordo è per sempre…forse…“), è quello della validità degli accordi transattivi di rimodulazione e rientro su esposizione in conto corrente, intervenuti tra istituto di credito e correntista.

Di recente il Tribunale di Torino ha avuto modo di pronunciarsi in merito, ribadendo la piena legittimità delle suddette transazioni, contenenti, altresì, rinunce ad eccezioni e contestazioni di vario genere circa la tenuta del conto. Nel caso di specie, tra le parti, una società correntista ed un primario istituto di credito patrocinato dallo Studio, interveniva il perfezionamento di un accordo di tal genere, nel quale veniva regolata – mediante un piano di rientro – l’esposizione debitoria della correntista nei confronti della Banca. La società, nella transazione stessa, rinunciava a proporre ogni eccezione e/o contestazione collegata al rapporto sorto tra le parti, anche in sede giudiziale.

Occorre premettere che le contestazioni avanzate dalla società attrice in giudizio vertevano sull’applicazione di interessi anatocistici, sull’usurarietà dei tassi applicati dalla Banca in costanza di rapporto e sull’illegittimità delle somme riscosse a titolo di commissioni di massimo scoperto, spese ed altre remunerazioni accessorie, e che le domande svolte, tese ad ottenere l’accertamento di asserite illegittimità degli addebiti intervenuti nel corso del rapporto, avrebbero dovuto necessariamente essere sorrette da un impianto probatorio adeguato, gravando sulla parte che agisce in giudizio l’onere della prova in tal senso. Il Giudice, preliminarmente, richiamato il contenuto dell’art. “1972, co. 1, a norma del quale “è nulla la transazione relativa ad un contratto illecito ancorché le parti ne abbiano trattato della nullità di questo”, stabiliva che “tale disposizione non è riferibile al caso oggetto di analisi, in quanto il contratto di conto corrente non può essere considerato un contratto illecito”.

Malgrado il Tribunale, in linea di principio, riconosceva – invece – l’applicabilità del secondo comma della norma sopra richiamata (art. 1972 c.c.), il quale “prevede che negli altri casi la transazione fatta su un titolo nullo risulta annullabile unicamente su istanza di parte che ignorava la causa di nullità del titolo”, accertava, tuttavia, stante la carenza probatoria in cui incorreva la parte attrice, che “anche con riferimento a tale eccezione la domanda risulta non fondata attesa l’estrema genericità delle allegazioni (…), che, di fatto, non consente alcun accertamento delle violazione allegate da parte della banca”.

Infine, rigettando l’eccezione sollevata dalla correntista, relativa all’illegittimità della transazione intervenuta, in considerazione della mancata sottoscrizione della Banca della copia di accordo prodotta in giudizio, il Giudice torinese ribadiva la piena legittimità ed efficacia dell’accordo depositato in giudizio dall’istituto di credito: “per consolidato orientamento giurisprudenziale nei contratti, come la transazione, per i quali la forma scritta è richiesta soltanto “ad probationem”, poiché la legge non prescrive la contestuale sottoscrizione delle parti contraenti, l’eventuale mancanza di sottoscrizione di una di esse può essere sostituita dall’inequivocabile manifestazione della volontà di avvalersi del negozio documentato nella scrittura incompleta, in particolare mediante la produzione della stessa in giudizio (Cass., 03.01.2011, n. 72)”.

Le sopra richiamate considerazioni, dunque, non potevano che assorbire anche le richieste di consulenza contabile avanzate da parte attrice, le quali – pertanto – venivano rigettate, non soltanto perché ritenute esplorative, ma anche (e soprattutto) per l’insufficiente documentazione prodotta a sostegno della domanda formulata. Ne conseguiva, perciò, il rigetto delle domande proposte dalla società correntista, con condanna della stessa alla rifusione delle spese di lite.

Tribunale di Torino, 9 ottobre 2019, n. 4520

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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