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Che fine ha fatto il contratto autonomo di garanzia?

Il recente contenzioso bancario in tema di fideiussione sembra aver tralasciato il ruolo del contratto autonomo di garanzia e la sua efficacia nell’alveo delle contestazioni e della deroga all’art. 1957 c.c. Non di questo avviso il Tribunale di Vicenza…

Il contratto autonomo di garanzia è vivo e vegeto, e la sua efficacia è confermata pienamente dal Tribunale di Vicenza con la sentenza n. 351/2020 del Febbraio 2020, che conferma l’impossibilità per i contraenti di sollevare contestazioni in ordine all’applicabilità della clausola di deroga all’art. 1957 c.c., oltre che di poter opporre eccezioni attinenti alla validità, efficacia e, in genere, alle vicende del rapporto principale.

Nel caso di specie, il Giudice ha fatto proprie le deduzioni sollevate dalla banca convenuta in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo, la quale aveva eccepito l’applicabilità della disciplina di cui al contratto autonomo di garanzia in luogo del classico schema fideiussorio, per il quale gli opponenti, invece, eccepivano la nullità totale e/o parziale per violazione dello schema ABI.

Il Tribunale vicentino, richiamando altri precedenti sul punto (una per tutti, la ben nota Cass. SS.UU. 18 febbraio 2010, n. 3947), ha confermato che: “caratteristica fondamentale che differenzia il contratto autonomo di garanzia dalla fideiussione è la carenza dell’elemento dell’accessorietà, sicchè il garante s’impegna a pagare al beneficiario, senza opporre eccezioni in ordine alla validità e/o all’efficacia del rapporto di base; che la presenza di una clausola a prima richiesta e senza eccezioni dovrebbe di per sè orientare l’interprete verso l’approdo alla autonoma fattispecie del contratto autonomo di garanzia, salva evidente, patente, irredimibile discrasia con l’intero contenuto “altro” della convenzione negoziale.

Ora, nel caso in esame, avuto riguardo al tenore letterale delle clausole contrattuali delle prestate fideiussioni e facendo applicazione dei principi ermeneutici enunciati dal Supremo anche Sezioni Unite, deve ritenersi che le garanzie fideiussorie rilasciate dagli opponenti siano qualificabili effettivamente come autonome.

La raggiunta conclusione, infatti, risulta avvalorata dallo specifico contenuto della clausola di cui all’art. 7 del contratto di fideiussione sottoscritto da ciascun opponente (…) che prevede che “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla Banca, a semplice richiesta scritta, anche in caso di opposizione del debitore, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio.” Dal tenore letterale della citata clausola pattizia, risulta chiaro che i fideiussori, oltre ad essersi obbligati “a pagare immediatamente, a semplice richiesta scritta” quanto dovuto alla Banca dalla debitrice principale “per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio”, hanno rinunciato espressamente a sollevare contestazioni ed eccezioni relative al rapporto principale garantito.  Inoltre, la clausola di cui all’art. 8 dello stesso contratto di fideiussione stabilisce che “Nell’ipotesi in cui le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione si intende fin d’ora estesa a garanzia dell’obbligo di restituzione delle somme comunque erogate. A tal proposito, il fideiussore si impegna espressamente a rinunciare a proporre l’eccezione prevista dall’art. 1939 cod. civ.”.

Secondo l’arresto in commendo, la lettura combinata delle citate clausole sul pagamento “a prima richiesta e senza eccezioni”, consente di spezzare così il nesso di accessorietà tra l’obbligazione garantita e l’obbligazione del garante, qualificando come autonome le obbligazioni assunte dai garanti in favore della debitrice principale, con la conseguenza che i fideiussori non possono sollevare nei confronti della Banca creditrice contestazioni in relazione al rapporto principale garantito.

Di conseguenza, le eccezioni in punto di violazione dello schema ABI e nullità della fideiussione sono state rigettate ed il decreto ingiuntivo opposto è stato totalmente confermato.

Trib. Vicenza, 17 febbraio 2020, n. 351

Vito Leporale – v.leporale@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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