Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Chargeback: quando la banca può rifiutarlo?

Il cliente deve dimostrare di aver messo l’intermediario nelle condizioni di rifiutare il chargeback, fornendogli quelle informazioni che, se note, avrebbero potuto condurre ad un esito differente”.

Questo il principio affermato dall’Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Napoli, con una recente decisione.

Nel caso di specie il Collegio è stato adito da una società operante nel settore del turismo, intestataria di un contratto di acquiring, che ha contestato come illegittima un’operazione di storno di somme (chargeback) effettuata dall’intermediario resistente e realizzata su richiesta di un cliente della società ricorrente, titolare di carta di credito.

La richiesta di riaccredito trovava fonte nell’impossibilità per il cliente di dar seguito ad una prenotazione a causa del diffondersi del Covid-19.

La ricorrente ha eccepito che l’intermediario, sebbene edotto di un accordo tra la stessa ed il cliente avente ad oggetto il rifiuto del rimborso (totale) da parte di quest’ultimo, ha comunque addebitato sul suo conto corrente la somma di € 20.118,62, senza autorizzazione e senza fornire adeguata giustificazione sul punto.

Su tali premesse, la ricorrente ha chiesto all’Arbitro la condanna dell’intermediario resistente all’immediato riaccredito di detto importo.

Costituitosi, l’intermediario ha eccepito che a fronte di due pagamenti ricevuti dalla ricorrente tramite carta di credito e del successivo annullamento della prenotazione da parte del titolare, ha ricevuto da questi richiesta di storno totale delle operazioni, con conseguente domanda di restituzione degli importi anticipati a titolo di acconto (c.d. procedura di disputa).

Di ciò la ricorrente è stata informata per iscritto dalla banca, che ha altresì anticipato alla propria cliente quale documentazione produrre per opporsi alla disputa, ovvero per bloccare il procedimento di rimborso.

La società ricorrente ha semplicemente comunicato di aver concluso un accordo con il proprio cliente (per il tramite di un’agenzia di viaggi) in forza del quale, a fronte di uno storno solo parziale, questi avrebbe beneficiato di un voucher di tre notti da sfruttare entro il mese di ottobre 2021.

L’istituto resistente si è pertanto opposto alla disputa, spiegando che la società ricorrente era disposta a stornare solo parzialmente gli importi addebitati. Tale risposta, tuttavia, è stata rifiutata dai circuiti interbancari in ragione dell’insufficienza di prove documentali dell’intervenuto accordo.

Poste tali premesse in fatto, l’Arbitro, richiamati i principi affermati in materia di chargeback dal Collegio di Coordinamento, ha riconosciuto la correttezza dell’operato della banca.

L’intermediario si è rivolto alla propria cliente cinque giorni dopo che il titolare della carta di credito aveva avviato la procedura di disputa. In pari data la società ricorrente ha opposto l’intervenuto accordo per lo storno parziale, concluso però con un’agenzia priva di specifica procura da parte del titolare della carta di credito, che aveva piuttosto manifestato la volontà di ottenere uno storno totale.

In merito al presunto accordo, quindi, il Collegio ha osservato che “Dalla documentazione disponibile non si ricava però alcun impegno in tal senso sottoscritto dal cliente, oppure una procura atta a dimostrare che la volontà espressa da tale agenzia di viaggi fosse vincolante per il cliente”.

Da ciò è derivata la valutazione di incompletezza delle informazioni e dei documenti che la ricorrente avrebbe dovuto fornire al fine di consentire alla banca di opporsi alla disputa, sospendendo la procedura di rimborso.

Su tali premesse, l’Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Napoli, non ha accolto il ricorso ed ha respinto la domanda restitutoria formulata dalla società ricorrente.

Collegio ABF Napoli, 16 dicembre 2020, n. 22885

Cristian Ciannella – c.ciannella@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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