A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Change of control del socio azionista: inapplicabilità della prelazione statutaria

Nel caso di mutamento del controllo all’interno della compagine sociale del socio di una S.p.a., la clausola di prelazione prevista dallo statuto di quest’ultima non è applicabile.

Questo è quanto dispone l’ordinanza del 9 maggio 2017 del Tribunale di Roma – Sezione specializzata in materia di Impresa – nell’ambito di un procedimento ex art. 700 c.p.c., instaurato da alcuni soci di minoranza di una S.p.a.

Nel caso di specie, i soci della società Beta – socio di maggioranza della società Alfa – decidevano di trasferire a soggetto terzo l’intero capitale sociale detenuto, provocando la pronta la reazione di alcuni azionisti di Alfa. Quest’ultimi adivano il Tribunale con ricorso ex art. 700 c.p.c., al fine di vedere dichiarata l’inefficacia di tale cessione azionaria, in quanto effettuata in violazione della prelazione prevista dallo statuto di Alfa.

In particolare, la tesi degli istanti ricorre alla costruzione logica secondo la quale la clausola di prelazione si applicherebbe non solo all’ipotesi diretta di trasferimento della partecipazione dal socio a soggetto terzo, ma anche nell’ipotesi indiretta in cui sia il controllo della compagine sociale del socio a mutare.

A parere del Tribunale, il ricorso ex art. 700 è da ritenersi non fondato e pedissequamente rigettato in quanto “non appare predicabile l’equiparazione della fattispecie del trasferimento della partecipazione sociale al fenomeno, del tutto differente, del mutamento del controllo di un socio

Di seguito meglio si evidenziano le motivazioni poste alla base dell’ordinanza del Tribunale romano.

(…) sotto il profilo oggettivo, nelle ipotesi di change of control del socio viene a mancare lo stesso presupposto per l’operatività della clausola di prelazione costituito dal trasferimento della partecipazione sociale”. Pur dovendo riconoscere come la clausola “individui un perimetro assai ampio del concetto di trasferimento delle azioni, essa trova pur sempre il proprio fondamento in un atto che comporti il mutamento della titolarità formale di quelle azioni e non già di azioni di altre società. Nel caso di mutamento del controllo di un socio, al contrario, manca proprio il trasferimento delle azioni, rimanendo immutato il soggetto – persona giuridica cui è attribuito il diritto di proprietà sulle azioni.

Secondo un diverso ordine di ragioni “sotto il profilo soggettivo, poi, merita di essere osservato come i soci del socio di una società il cui statuto contenga una clausola di prelazione non possano dirsi parte di quello statuto e, quindi, vincolati da esso. Non si vede, quindi, come la clausola statutaria di prelazione possa in qualche modo assoggettare ad un vincolo un soggetto del tutto estraneo alla compagine sociale. In altre parole, proprio il rilievo organizzativo che deriva dalla oggettivizzazione nello statuto sociale della clausola di prelazione impone di circoscrivere l’ambito di operatività della regola entro il perimetro dei soci non potendosi tale ambito estendere, in via interpretativa, al di fuori di esso, in quanto una tale operazione ermeneutica riporterebbe la regola nel campo di una sorta di patto parasociale (circostanza questa che condurrebbe comunque all’impossibilità di intravedere un effetto reale in caso di violazione della prelazione) che richiederebbe pur sempre l’adesione del terzo (socio della società socia)”.

Da ultimo, ulteriori “difficoltà di ordine pratico sono ostative ad una “lettura” che consenta l’operatività della clausola di prelazione contenuta nello statuto sociale di una società all’ipotesi di mutamento del controllo di un socio di quest’ultima. Infatti, ben potrebbe accadere che anche lo statuto della società socia contenga una clausola di prelazione così vincolando i “propri” soci, in caso di prospettato trasferimento della partecipazione, ad offrire le azioni agli altri azionisti. Ebbene, premesso che il mutamento di controllo non si ha soltanto nell’ipotesi di cessione dell’intero capitale sociale, ma anche nell’ipotesi di cessione di una partecipazione di entità sufficiente ad esercitare nella società il proprio controllo, non si vede come, in caso di cessione della partecipazione di controllo, possano coordinarsi i diritti di prelazione che, seguendo la lettura offerta dalla odierna ricorrente, sarebbero attribuiti tanto ai soci della società-socia che ai soci della società”.

Al netto delle motivazioni sopra evidenziate il Tribunale di Roma, come anticipato in apertura, ha razionalmente argomentato il suo rigetto al ricorso, valutando lo statuto inidoneo ad incidere, con le sue disposizioni, su una situazione, di fatto, terza.

Tribunale di Roma, ordinanza del 9 maggio 2017

Alessandro Passanisi – a.passanisi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Qualora la società modifichi, tramite annotazione, le risultanze del libro soci rispetto ai nomina...

Corporate

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

L’efficacia tra le parti del trasferimento di quote di società a responsabilità limitata è ret...

Corporate

Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La concessione di vendita - contratto atipico in virtù del quale il concessionario ha l’obbligo ...

Corporate

X