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Cessione di ramo d’azienda e “cessione di manager”

Cass., Sez. I Civile, 9 aprile 2015 n. 7144 (leggi la sentenza)

“Il trasferimento parziale del vertice gerarchico alla cessionaria rende illegittima il trasferimento del ramo d’azienda. Il gruppo ceduto, privato del «legante organizzativo» necessario a farlo funzionare, non può più proseguire la sua attività”.

A stabilirlo è la Cassazione con la sentenza del 9 aprile 2015 n. 7144. Nello specifico, la Suprema Corte respinge il ricorso presentato da una società cedente un ramo d’azienda avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma con cui era stata accertata l’inefficacia del trasferimento del ramo d’azienda (e, conseguentemente, la persistenza del rapporto di lavoro tra la società alienante e una dipendente del ramo), in virtù della rilevata mancanza del requisito dell’autonomia funzionale del ramo ceduto (requisito, questo, imprescindibile ai fini della sussumibilità di un trasferimento nell’ambito della disciplina di cui all’art. 2112 c.c.).

Più in particolare, secondo la corte territoriale, in considerazione della modesta entità dei mezzi materiali trasferiti nonché di un inidoneo numero di personale addetto a specifiche attività, l’unità ceduta, da un lato, aveva perso la propria identità e, dall’altro lato, risultava priva del requisito dell’organizzazione inteso come legame funzionale che permette al gruppo ceduto di continuare la sua attività.

Tale conclusione è stata condivisa anche dalla Corte Suprema, la quale, ricordando che incombe sulla società cedente che vuole avvalersi degli effetti previsti dall’art. 2112 c.c. ( quale eccezione al principio del necessario consenso del lavoratore creditore ceduto), allegare e provare l’insieme dei fatti concretanti un trasferimento di ramo d’ azienda, e rilevando poi come tale onere non sia stato – nel caso concreto – assolto, ha conseguentemente rigettato il ricorso avanzato dalla società cedente.

29 aprile 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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