Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Cessione del quinto e procedura di sovraindebitamento. Una relazione (assai) complicata

La cessione del quinto è opponibile alle procedure concorsuali? Ci sono dei limiti temporali? Può essere fonte di un “privilegio”? Cerchiamo di fare chiarezza.

Il contratto di cessione del quinto è, da sempre, un tema caldo soprattutto quando trattato nell’ambito di procedure di sovraindebitamento.

Molte sono le voci che si sono espresse a riguardo ed altrettante sono le opinioni discordanti che hanno contribuito ad infiammare il dibattito.

Il Tribunale di Forlì, in un decreto di apertura di una liquidazione del patrimonio, insiste sull’opponibilità del contratto alla procedura, seppur con alcuni limiti.

Ma andiamo con ordine.

Non è affatto raro che il soggetto sovraindebitato proponga di mettere a disposizione della massa dei propri creditori le retribuzioni già cedute in forza di contratto di cessione del quinto.

Altrettanto frequente è che tale proposta incontri la resistenza del creditore cessionario.

La censura è, a rigor di logica, assolutamente condivisibile, atteso che l’Istituto erogante considera la cessione del quinto una vera e propria garanzia, senza la quale non avrebbe mai concesso l’affidamento.

L’avversità dei creditori rispetto alla falcidia della cessione nell’ambito del sovraindebitamento trova il principale fondamento nell’assenza nel testo della legge n. 3/2012, di un rinvio espresso agli articoli 44 e 55 della legge fallimentare, che legittimerebbero l’inefficacia degli atti di disposizione del patrimonio del debitore.

Ebbene, il Tribunale di Forlì, risolve tale vuoto normativo applicando le previsioni di cui all’art. 2914, comma 1, n. 2 (rubricato come “Alienazioni anteriori al pignoramento” e dell’articolo 2918 c.c. (relativo a “Cessioni e liberazioni di pigioni e di fitti”), alla stregua di quanto avviene nella procedura fallimentare.

I Giudici romagnoli richiamano, a tal proposito, una sentenza della Cassazione: “Al fallimento del cedente possono essere opposte soltanto le cessioni di credito che siano state notificate al debitore ceduto, o siano state dal medesimo accettate, con atto avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, atteso che il disposto dell’art. 2913, comma 1, numero 2), c.c. – secondo il quale sono inefficaci, nei confronti del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione, le cessioni di credito che, sebbene anteriori al pignoramento, siano state notificate al debitore o da lui accettate dopo il pignoramento – opera anche in caso di fallimento del creditore cedente” (Cass. Civ. n. 9831/2014).

Ma questa è solo una delle diverse opinioni che nel tempo si sono susseguite (ed ancora oggi si rincorrono) a riguardo.

È chiaro che la questione sarà ancora per molto tempo terreno di scontro: almeno fino all’entrata in vigore del nuovo codice della crisi.

Ma forse nemmeno quando la novella diventerà Legge si risolveranno i contrasti.

Basti leggere, proprio sulla cessione del quinto, l’articolo art. 67, comma 3, CCII, secondo cui, in tema di sovraindebitamento, “La proposta può prevedere anche la falcidia e la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto e della pensione e dalle operazioni di prestito sul pegno […]”.

La norma indica implicitamente, volendo essere pignoli, che la falcidia della cessione non è la regola e che, di prassi, il contratto è opponibile alla procedura di sovraindebitamento.

Viene, però ammessa la deroga senza indicare particolari condizioni.

Insomma, pare proprio che la spinosa tematica continuerà a tenere occupate le scrivanie di Giudici ed avvocati ancora per parecchio, parecchio tempo.

Consulta l’infografica

CQS e Sovraindebitamento

Trib. Forlì, 14 luglio 2020

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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