Crisi e procedure concorsuali

Cessione del quinto e fallimento: inalterabilità dell’insinuazione al passivo ed esercizio del regresso

Tribunale di Cosenza, 21 gennaio 2015

Si segnala ai Lettori di Iusletter una interessante sentenza resa recentemente dal Tribunale di Cosenza nell’ambito di un giudizio di opposizione allo stato passivo.

In sintesi la fattispecie sottoposta al Tribunale era la seguente:

Tizio, in qualità di dipendente della società Alfa S.p.A., aveva stipulato con una Finanziaria, un contratto di mutuo rimborsabile mediante cessione pro solvendo di quote della retribuzione mensile.

Il datore di lavoro, in virtù della notifica del contratto di mutuo era obbligato, in costanza di rapporto di lavoro, a versare in favore della Finanziaria, le convenute rate mensili di ammortamento fino alla scadenza contrattualmente pattuita. Nonostante ciò, la società Alfa S.p.A. non provvedeva a versare l’importo dovuto alla cessionaria Finanziaria.

Pertanto, intervenuto il Fallimento della Società Alfa S.p.A., la Finanziaria, depositava istanza di insinuazione allo stato passivo del credito, richiedendo l’ammissione al passivo sia per le rate scadute e non pagate alla data di fallimento, sia per l’importo spettante al dipendente/cedente, a titolo di indennità di fine rapporto o qualsiasi altro titolo, fino alla concorrenza del residuo debito.

All’udienza di verifica dei crediti il G.D., ammetteva la Finanziaria, in via privilegiata ex art. 2751 bis n. 1 c.c., al passivo del fallimento del datore di lavoro in surroga del dipendente/cedente.

Il dipendente/cedente impugnava tale provvedimento proponendo ricorso in opposizizone allo stato passivo ex art. 98 L.F. e contestuale revoca dei crediti ammessi.

In particolare, l’opponente lamentava l’assoluta illegittimità della domanda proposta dalla società finanziaria, deducendo l’inammissibilità del credito dalla stessa insinuato, in ragione della asserita sopravvenuta insussistenza del diritto vantato a seguito del pagamento da parte della compagnia di assicurazioni.

Si costituiva in giudizio la finanziaria, patrocinata dal nostro Studio, evidenziando innanzitutto la propria  legittimità, quale cessionaria a chiedere al fallimento del datore di lavoro il pagamento delle quote non pagate prima della cessazione del rapporto di lavoro nonchè il capitale a scadere da soddisfarsi mediante il versamento del  TFR maturato dal dipendente fino alla data del licenziamento.

Veniva altresì chiarito  che il creditore, una volta insinuato il proprio credito al passivo, continua a concorrere nella procedura per l’importo del credito ammesso, sia nell’ipotesi in cui non abbia ricevuto alcun pagamento, sia nell’ipotesi in cui  abbia ricevuto dei pagamenti totali o parziali da altri coobbligati.

Quanto sopra in conformità a quanto previsto dall’art. 61 L.F. nonchè dalla lettura a contrario del primo comma dell’art. 62 L.F. Invero, il primo comma dell’art. 61 L.F., che fa riferimento, come previsione tipica, all’ipotesi in cui il creditore non abbia ricevuto alcun pagamento prima della dichiarazione di fallimento, stabilisce che il creditore concorre in quel fallimento “per l’intero credito per capitale e accessori, sino al totale pagamento”. Il secondo comma dello stesso articolo, nel prevedere il regresso fra condebitori solo dopo l’integrale soddisfazione del creditore, evidenzia l’irrilevanza dei pagamenti non completamente satisfattivi ex parte creditoris. Infine il primo comma dell’art. 62 L.F., nel limitare il concorso alla parte di credito non riscossa prima della dichiarazione di fallimento, fa chiaramente intendere che i pagamenti parziali eseguiti da uno dei coobbligati dopo la dichiarazione di fallimento di altri coobbligati non sono idonei a ridurre il credito già ammesso al passivo.

Sicchè  – sempre nella prospettazione proposta al giudice nell’interesse della finanziaria da noi assistita – l’insinuazione del creditore rimarrebbe inalterata per la somma ammessa anche ove quel soggetto  (alias la finanziaria) abbia ricevuto dei pagamenti parziali in corso di procedura. Ed infatti l’inalterabilità dell’insinuazione permane fino al totale pagamento del creditore; fino, cioè, alla sua integrale soddisfazione, sicchè, anche per quanto riguarda l’esercizio del regresso, è da considerare parziale il pagamento fatto dal coobbligato che non estingue il credito, anche se esaurisce la sua obbligazione.

Il Tribunale di Cosenza, in totale accoglimento di quanto sopra esposto ha, dunque, rigettato l’impugnazione proposta dal dipendente/cedente ritenendo del tutto legittima sia nell’an che nel quantum, l’ammissione al passivo della finanziaria, disponendo testualmente che:

“Il creditore, una volta insinuato il credito al passivo del coobbligato con riferimento all’effettivo credito residuato al momento del fallimento, continua a concorrere nella procedura per l’importo del credito ammesso, sia che non abbia ricevuto alcun pagamento sia che abbia ricevuto dei pagamenti parziali da altri coobbligati”.

2 marzo 2015

Antonella Mafrica – a.mafrica@lascalaw.com

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