Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

In caso di cessione d’azienda e successiva azione revocatoria, chi risponde dei debiti restitutori?

La I Sezione Civile della Cassazione ha rinviato alle Sezioni Unite la questione relativa alla responsabilità per i debiti restitutori derivanti dall’esercizio dell’azione revocatoria fallimentare di pagamenti ricevuti dall’imprenditore prima della cessione dell’azienda.

Nel caso in esame, la società A, dopo aver effettuato un pagamento a favore di un’altra, società B, una volta divenuta insolvente, veniva sottoposta a procedura di Amministrazione Straordinaria. Successivamente, il Commissario Giudiziale agiva per ottenere la revoca del menzionato pagamento nei confronti di B che, nel mentre, aveva ceduto la propria azienda ad altra impresa C, la quale, a propria volta, si era fusa per incorporazione in diversa società D.

La società D, quale incorporante, ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza con la quale era stata accolta la domanda del Commissario, sostenendo di non essere tenuta ad effettuare alcuna restituzione in favore della procedura in quanto, pur riconoscendo di

dover rispondere dei debiti dell’azienda acquisita, negava la propria responsabilità per le posizioni giuridiche passive non risultanti dalle scritture contabili dell’azienda, sostenendo che per tali posizioni sarebbe stata necessaria un’espressa pattuizione di accollo di debiti futuri.

I Giudici di legittimità, dunque, sono stati chiamati a stabilire se la cessione dell’azienda comporti per il cessionario anche l’accollo dei debiti futuri e, in particolare, dei debiti che potrebbero nascere dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell’azienda.

E’ infatti controverso se l’art. 2560 c.c. – norma che regola i debiti relativi all’azienda ceduta – preveda che le passività aziendali si trasferiscano, insieme all’azienda, in capo all’acquirente quale obbligato in via principale o se, al contrario, la responsabilità del cessionario sia solo accessoria rispetto a quella del cedente.

A tal riguardo, rileva la Corte, parte della dottrina e della giurisprudenza ritiene che le passività aziendali si trasferiscano, insieme all’azienda, in capo all’acquirente, perché, per quanto concerne i debiti anteriori all’alienazione, l’art. 2560 c.c. prevede un loro accollo cumulativo “ex lege” da parte dell’acquirente, sempre che tali debiti risultino dai libri contabili obbligatori (Cass. n. 4367/98).

Secondo altra parte della dottrina e secondo la giurisprudenza prevalente, invece, la previsione della solidarietà dell’acquirente dell’azienda nella obbligazione relativa al pagamento dei debiti dell’azienda ceduta è posta a tutela dei creditori di quest’ultima, e non dell’alienante. Pertanto, tale previsione non determinerebbe alcun trasferimento della posizione debitoria sostanziale, nel senso che il debitore effettivo rimarrebbe il cedente (Cass. n. 20153/11, Cass. n. 23780/04).

La I Sezione Civile della Suprema Corte ha ritenuto le suesposte questioni tanto controverse e di tale rilievo da giustificare un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite, da cui si attende una decisione in merito.

Sarà, come sempre, nostra cura aggiornare i Lettori in merito alla decisione delle Sezioni Unite.

Cass., Sez. I, 21 aprile 2016, n. 8090 (leggi la sentenza)

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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