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Il cessionario del credito ha diritto all’equa riparazione?

Con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema del riconoscimento del diritto all’equo indennizzo in favore del soggetto cessionario del credito, individuando i limiti di tale diritto.

Nel caso in esame, una società cessionaria di crediti in blocco chiedeva alla Corte di Appello di Trieste l’indennizzo previsto dalla L. 89/2001 per l’eccessiva durata della procedura concorsuale (11 anni, 9 mesi e 21 giorni).

La Corte di Appello, in parziale accoglimento della domanda, determinava in 2 anni e 7 mesi, da arrotondarsi in 3 anni, il tempo complessivo della sofferenza, in quanto la ricorrente poteva considerarsi parte del processo soltanto dopo la cessione dei crediti del precedente creditore.

Avverso il predetto decreto, la società cessionaria proponeva opposizione e, pertanto, la Corte di Appello di Trieste, in parziale accoglimento dell’opposizione, aumentava l’indennizzo dell’ulteriore importo di euro 296,22, corrispondente al valore delle marche da bollo applicate sull’originale.

Avendo proposto la società cessionaria ricorso in Cassazione, la Corte ha rigettato lo stesso, applicando principi espressi in fattispecie analoghe a quella in esame.

In particolare, il caso in questione è stato assimilato al decesso della parte nel corso del processo: in tale ipotesi, infatti, la Suprema Corte, con precedenti pronunce, ha riconosciuto all’erede il diritto all’indennizzo per il superamento del termine della ragionevole durata del processo, soltanto a decorrere dalla costituzione in giudizio dello stesso.

La Corte, inoltre, evidenzia anche come non assuma alcun rilievo, ai soli fini del riconoscimento dell’indennizzo, la continuità della posizione processuale tra il successore ed il proprio dante causa, in quanto il sistema sanzionatorio delineato dalla CEDU, posto alla base della L. 89/2001, non si fonda sull’automatismo di una pena pecuniaria a carico dello Stato ma sulla somministrazione di sanzioni riparatorie a beneficio di chi da ritardo abbia ricevuto danni.

A parere della Corte di Cassazione, quindi, il diritto del cessionario al riconoscimento dell’indennizzo decorre dalla comunicazione della cessione del credito, dovendosi ritenere che il cessionario assuma la qualità di parte processuale soltanto da tale data.

Cass., Sez. II, 21.03.2019, n. 8053

Mirko La Cara – m.lacara@lascalaw.com

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