La prova dell’usura tra decreti ministeriali e consulenza tecnica

Cerchi l’oggetto, leggi il contratto

Con l’ordinanza ex art. 702 ter del 26 aprile scorso, il Tribunale di Bologna è tornato ad occuparsi dei c.d. contratti di time-sharing immobiliare, sancendone la piena validità anche nell’ipotesi in cui l’immobile oggetto di condivisione non sia individuato in modo univoco.

La pronuncia muove dal corretto inquadramento giuridico della fattispecie contrattuale portata in giudizio che, rileva il Giudice, non aveva “ad oggetto l’acquisto di un diritto reale o di una multiproprietà immobiliare, oggetto che necessiterebbe di una concreta identificazione del bene immobile, nonché della quota di ciascun comproprietario” ma, diversamente, “la costituzione di un diritto di natura obbligatoria a favore dell’acquirente di utilizzare un appartamento individuabile, di volta in volta, tra gli alloggi compresi in un dato complesso turistico ed aventi le caratteristiche indicate nel contratto, per un periodo settimanale determinabile”.

Così qualificato, conclude il Tribunale, il contratto appare avere un oggetto determinato o quantomeno compiutamente determinabile, nella parte in cui individua l’immobile oggetto di godimento in uno qualunque dei singoli appartamenti facenti parte del complesso turistico denominato.

La pronuncia in commento trova rilievo anche nella parte in cui esclude la nullità, ai sensi dell’art. 124, co. 3 T.U.B., del contratto di finanziamento stipulato per ottenere la provvista necessaria alla conclusione del contratto di time-sharing.

In particolare, rileva il Giudice, che “nello spazio relativo al ‘bene o servizio finanziato’ è stata inserita dalle parti l’indicazione ‘Club […]” e tale dicitura è rispettosa delle prescrizioni previste dal T.U.B. poiché “rimanda inequivocabilmente al contratto di vendita, stipulato in data […]”.

Tribunale di Bologna, ordinanza del 26 aprile 2019

Roberto Perrone – r.perrone@lascalaw.com

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