Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Centrale Rischi: quali sono i criteri per segnalare

La Corte di Cassazione con la pronuncia in commento, tra i vari argomenti esaminati, ha avuto modo di specificare quale sia la normativa di riferimento e quali siano le modalità per la corretta segnalazione di insoluti e sofferenze presso la “Centrale Rischi” gestita dalla Banca d’Italia.

Innanzitutto, la Corte tiene a precisare che tale fattispecie è disciplinata, in maniera non del tutto organica, da norme prevalentemente secondarie.

Dall’iniziale delibera CICR del 16 maggio 1962 e dal D.M. del Tesoro 2 aprile 1991, si è passati a trovare riferimenti nel TUB, nella delibera CICR del 29 marzo 1994, nel decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, senza dimenticare le Istruzioni della Banca d’Italia – Circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991 – costantemente aggiornate e modificate (da ultimo testo aggiornato al 1 marzo 2020).

Dato il quadro normativo, la Corte assume che la semplice inadempienza del debitore, di per sé, non può essere sufficiente a far scaturire la segnalazione in parola.

Richiamando altri precedenti di legittimità, viene affermato che gli intermediari debbano anche riscontrare “una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza”. Ciò per dire che qualora il debitore sollevi un’eccezione di inadempimento ex art. 1460 cod. civ. o opponga un controcredito in compensazione, solo per tale ragione, non può essere segnalato in Centrale Rischi.

Allo stesso tempo, però, si chiarisce che è non affatto sufficiente che il debitore moroso invochi quanto sopra riportato affinché questo possa validamente ottenere un risarcimento da segnalazione illegittima.

Spetterà piuttosto al giudicante valutare, sul piano oggettivo, se le ragioni portate dal debitore rispetto al rifiuto di pagamento fossero sorrette dal fumus bonis iuris, nonché, dal punto soggettivo, se il debitore in tale momento potesse o meno ritenersi in buona fede rispetto alla posizione avanzata. Sotto tale punto di vista, potranno essere valutate a sfavore del debitore – quale condotta colposa – l’aver accampato in sede stragiudiziale eccezioni rivelatesi infondate.

Ultimo rilevante passaggio presente nell’ordinanza in commento è rappresentato dal principio che “nel giudizio di risarcimento del danno da illegittima segnalazione alla centrale dei rischi l’onere della prova si ripartirà secondo le regola ordinaria: sicché, trattandosi di illecito aquiliano, spetterà all’attore dimostrare sia la propria buona fede al momento in cui sollevò l’eccezione; sia la colpa del creditore; sia l’esistenza del danno; sia il nesso di causa tra colpa e danno.”.

Su tale articolata disamina, la Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di spettanza, affinché questa esamini la sussistenza dei requisiti esposti applicando il principio di diritto: “per stabile se una banca abbia correttamente o meno segnalato alla Centrale dei rischi l’inadempimento d’una obbligazione del cliente, non è sufficiente valutare ex post se, all’esito del giudizio tra banca e cliente, le eccezioni da questi frapposte all’adempimento dei propri obblighi si siano rivelate infondate; è necessario invece stabilire, con valutazione ex ante, se al momento in cui il cliente ha rifiutato l’adempimento delle proprie obbligazioni i motivi del rifiuto apparissero oggettivamente non infondati, e prospettati in buona fede. L’onore della relativa prova grava su chi domanda il risarcimento del danno da illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi.”.

Concludendo, non può che ritenersi la pronuncia in commento saggiamente bilanciata tra gli interessi, evidentemente contrapposti, di debitori e creditori: da un lato non può procedersi a segnalazioni avventate e dall’altro non possono essere accampate eccezioni del tutto infondate al fine di rifiutare un pagamento, per poi lamentarsi – chiedendo il risarcimento – rispetto a segnalazioni scaturite da tale comportamento colposo.

Consulta l’infografica

Infografica Bancario 24.03

Cass., Sez. III, Ord., 9 febbraio 2021, n. 3130

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Chi è onerato della prova non usi gli scalari

“(…) è indubbio che, in tema di prova dell’inadempimento di un’obbligazione, il creditore ...

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Il Tribunale di Pistoia, con la pronuncia in commento, emessa a conclusione di un giudizio di oppos...

Contratti Bancari

Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

“La mancata o inesatta indicazione del c.d. ISC/TAEG in un contratto di finanziamento non determi...

Contratti Bancari

X