Crisi e procedure concorsuali

Centrale Rischi e concordato preventivo: legittima la sofferenza?

Tribunale di Monza, Sez. I, ordinanza 18 dicembre 2014

La segnalazione a sofferenza di una società ammessa alla procedura di concordato preventivo che si trovi in una situazione di insolvenza e non di mera crisi di liquidità non solo integra un atto legittimo degli istituti di credito, ma risponde ad un preciso loro dovere la cui violazione li esporrebbe al rischio di sanzioni da parte dell’organo di vigilanza

Il Tribunale di Monza ha nuovamente affrontato la questione relativa alla correttezza o meno della segnalazione a sofferenza, effettuata da alcune Banche, di una società ammessa alla procedura di concordato preventivo, essendosi dovuto pronunciare sul reclamo promosso dalla società avverso il provvedimento di rigetto del ricorso cautelare emesso dal medesimo Tribunale e di cui avevamo già dato conto ai nostri Lettori nello scorso mese di  novembre.

Il Collegio, investito della questione a seguito del reclamo proposto dalla società in concordato preventivo, ha ritenuto che la mera lettura delle disposizioni dettate dalla Banca d’Italia per regolamentare la segnalazione alla Centrale Rischi evidenzia, nel caso sottoposto al suo vaglio, la piena legittimità dell’operato degli Istituti di credito reclamati. Questi, infatti,  al pari di tutti i soggetti sottoposti a vigilanza della Banca d’Italia e in conformità a quanto previsto nella circolare di quest’ultima del 7 febbraio 2014, sono autorizzati – ed anzi obbligati – a segnalare il nominativo a sofferenza anche dopo l’ammissione di questi alla procedura di concordato preventivo laddove ricorrano “elementi obbiettivi nuovi” che portino a classificare il debitore in tale categoria.

Nella fattispecie, tale elemento nuovo è rappresentato dallo stato di crisi, se non di insolvenza, in cui versa la società ammessa alla procedura di concordato preventivo, stato che è emerso in tutta la sua chiarezza con il deposito dell’integrazione della domanda di concordato e che ha giustamente indotto le Banche, una volta avuta contezza dell’effettiva situazione, a segnalare la società a sofferenza.

In siffatta integrazione, infatti, la società ha ammesso di attraversare un periodo non di mera crisi di liquidità (che avrebbe giustificato una segnalazione ad incaglio, in quanto qualificabile come una temporanea situazione di obiettiva difficoltà suscettibile di essere rimossa in un congruo periodo di tempo), bensì di vera e propria insolvenza (che necessita, invece, di una segnalazione a sofferenza in quanto trattasi di una situazione di sostanziale insolvenza, ancorché non giudizialmente accertata), insolvenza peraltro dimostrata ulteriormente dalle condizioni del concordato che prevedono una decurtazione del credito bancario di circa il 70% con la prospettiva di ricevere il pagamento del restante 30% in oltre tre anni.

7 gennaio 2015

Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com

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