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Centrale Rischi e danno all’immagine, stop al risarcimento facile!

Il danno all’immagine, inteso quale danno non patrimoniale determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce una forma di “danno conseguenza” e deve essere allegato e provato in giudizio da chi lo ha patito, al fine di ottenere il correlato risarcimento del danno. Tale principio è enucleabile dalle note pronunce delle SS.UU. nn. 26972-26975, rese in data 11 novembre 2008.

Nonostante la Giurisprudenza più attenta negli anni abbia accolto il principio precitato, applicandolo senza eccezioni, capita ancora di imbattersi in pretese risarcitorie correlate ad un presunto danno non patrimoniale non provato. Ed infatti, in caso di segnalazione in Centrale Rischi Banca d’Italia è frequente la richiesta, da parte del soggetto segnalato, del risarcimento di un etereo danno all’immagine, patito per l’errata segnalazione a sofferenza.

Ebbene, al riguardo la Corte di Cassazione, con la recente pronuncia del 05 agosto 2019, n. 20885 ha chiarito come il danno all’immagine ed alla reputazione eventualmente derivante dall’errata segnalazione a sofferenza configuri un danno risarcibile solo qualora venga allegata dal ricorrente la prova del c.d. “danno conseguenza”.

Deve quindi ritenersi che una liquidazione equitativa del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione in CR, ai sensi dell’art. 1226 c.c., sia possibile solo qualora la parte onerata abbia allegato in giudizio la prova dell’effettiva lesione alla propria reputazione, ingiustamente patita.

Viceversa, un danno presunto, generico ed astratto, non è risarcibile neanche in via equitativa.

In definitiva, non è ammissibile la tesi secondo cui all’illegittima segnalazione a sofferenza consegua sempre un danno c.d. “in re ipsa”, atteso che grava sempre sul richiedente il risarcimento un onere della prova specifico dal quale non è possibile prescindere.

Cass., Sez. I Civ., 05 agosto 2019, n. 20885

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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