Vado a stare da papà

C’è il danno, ma almeno non la beffa

Con una recentissima ordinanza la III sezione civile della Cassazione ha confermato il ristoro economico per un motociclista caduto a causa di un avvallamento presente sul manto stradale e dovuto alle asperità dell’asfalto sconnesso e pieno di buche. Le condizioni della strada, anche se facilmente visibili per i conducenti dei veicoli, non sono sufficienti per la Suprema Corte ad escludere la responsabilità dell’ente pubblico incaricato della manutenzione e fanno diventare secondaria la disattenzione addebitabile al motociclista.  

La vicenda trae origine dal grave incidente occorso ad un malcapitato soggetto che, alla guida del proprio scooter, cadeva rovinosamente a terra a causa di una profonda buca presente su una strada provinciale della Liguria. La richiesta di risarcimento dei gravi danni fisici ed economici è la naturale conseguenza del sinistro e ad essere chiamate in causa sono sia la Provincia che il Comune che proprio in quel periodo, ironia del destino, aveva autorizzato l’esecuzione di lavori di rifacimento del manto stradale ammalorato da decenni.

In Tribunale i giudici di prime cure, verificate le condizioni della strada all’epoca dell’incidente, addebitano ogni responsabilità alla Provincia, condannandola a risarcire integralmente la persona danneggiata, con la sola possibilità di rivalersi successivamente sul Comune.

Ma in secondo grado la decisione muta in parte gli equilibri in quanto i giudici addossano al motociclista una responsabilità nella misura del trenta per cento, con conseguente riduzione della responsabilità della Provincia al settanta per cento, ma con l’ulteriore onere per l’ente territoriale di versare un risarcimento quantificato in centoventimila Euro. Anche in Appello, comunque, viene confermato che il Comune dovrà corrispondere alla Provincia la somma indicata come ristoro economico in favore del motociclista.

Per mettere la parola fine al contenzioso serve l’intervento risolutivo della Suprema Corte la quale conferma in pieno la decisione presa dalla Corte d’Appello, ma con importanti argomentazioni a sostegno della posizione del conducente del veicolo e rafforzamento del principio della responsabilità addebitabile all’ente territoriale.

In primo luogo viene fornita rilevanza al fatto che dai rilievi fotografici si evinceva che più che di una buca si trattava in realtà di un avvallamento stradale determinato da una asperità dell’asfalto causata, verosimilmente, da una errata preparazione del fondo stradale, con conseguente indefettibile responsabilità dell’ente manutentore.

Responsabilità che non può certamente essere esclusa dal semplice fatto che tale avvallamento fosse posizionato sul margine destro della carreggiata e che, pertanto, il motociclista avrebbe potuto evitare l’impatto mantenendosi diligentemente al centro della strada.

Ciò perché, osservano i magistrati di terzo grado, “la presenza di una strada fortemente sconnessa e piena di avvallamenti non può rappresentare di per sé una esimente per l’ente pubblico, atteso che un comportamento disattento del conducente non rappresenta una condotta imprevedibile”. In caso contrario, aggiunge la Cassazione, “si legittimerebbe il mantenimento delle strade pubbliche in una situazione di incuria e di dissesto al fine di beneficiare di una riduzione o esclusione della responsabilità, facendo ricadere soltanto sull’utilizzatore della strada le conseguenze della mancanza di manutenzione.

In sostanza la Suprema Corte ha ritenuto di secondaria importanza la condotta poco attenta del conducente rafforzando invece la responsabilità dell’ente manutentore che non si è premurato di rendere sicura una strada assolutamente inadeguata e fonte di grave pericolo per la circolazione.

In ogni caso, ci si permette di raccomandare la massima prudenza perché la certezza di ottenere un risarcimento non vale il rischio della propria pelle!

Cass., Sez. III, 23 giugno 2021, n. 17947

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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