Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Causa infondata, la responsabilità è aggravata

Ritenendo infondate le classiche contestazioni inerenti all’applicazione di interessi anatocistici e ultralegali e la nullità del contratto di conto corrente in riferimento ad un rapporto sorto nel 2006, il Tribunale di Catania – discostandosi dalla prassi vigente nel diritto bancario – ha ritenuto di condannare l’attrice ex art. 96 c.p.c..

La pronuncia in discorso colpisce proprio per questa ragione.

Nella specie, in primis, la correntista eccepiva la nullità del contratto per mancata sottoscrizione dell’istituto di credito. Il dott. La Mantia evidenziava di condividere l’indirizzo maggioritario per cui “non si ritiene necessaria la firma della banca, ritenendosi sufficiente la predisposizione del contratto da parte della banca, la firma del correntista e la consegna del contratto al cliente”. Continuava il giudice rilevando come la forma scritta funga da “veicolo del contenuto del contratto e assolve a una funzione protettiva dell’investitore e, in particolare, è volta al riequilibrio dell’assetto informativo, così superando la sperequazione conoscitiva e negoziale nel potere e nella capacità del contenuto normativo dell’accordo”. Sulla base di quanto esposto, è evidente che il contraente che non abbia materialmente sottoscritto l’atto negoziale può validamente perfezionarlo producendolo in corso del giudizio come occorso nel caso de quo.

Con riferimento all’asserita illegittima applicazione di interessi anatocistici, il Tribunale evidenziava che, stante la contrattualizzazione della clausola inerente la pari periodicità di liquidazione degli interessi, occorsa in epoca successiva alla delibera Cicr del 2000, la capitalizzazione periodica doveva ritenersi del tutto legittima. Anche l’eccezione inerente all’applicazione di interessi ultra legali veniva ritenuta infondata: i tassi risultavano correttamente pattuiti nel contratto prodotto.

Infine il giudice evidenziava che, sulla scorta della consulenza tecnica d’ufficio (CTU) effettuata, i tassi pattuiti risultavano legittimi perché tutti sottosoglia.

Alla luce dei motivi esposti e in considerazione della giurisprudenza ormai diffusa sulla questioni trattate, il Tribunale di Catania riteneva di condannare la correntista per lite temeraria.

Tribunale di Catania, 27 luglio 2019, n. 3267

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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