L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

I casi di revoca dell’aggiudicazione

Con recentissima sentenza in commento la Suprema Corte chiarisce i presupposti per l’esercizio del potere di sospensione della vendita allorquando sia già intervenuta l’aggiudicazione del bene.

L’ 586 c.p.c.  stabilisce che nel corso dell’esecuzione immobiliare, “avvenuto il versamento del prezzo, il giudice dell’esecuzione può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto”.

Nel caso di specie era accaduto che, su istanza dell’esecutato, il GE del Tribunale di Palermo, avesse revocato l’aggiudicazione e disposto la restituzione delle somme, assumendo che il prezzo di vendita fosse notevolmente sproporzionato rispetto al valore venale dell’immobile ai sensi del sopracitato articolo.

L’ordinanza di revoca veniva opposta ex art. 617 dal creditore procedente ma anche in secondo grado veniva confermata secondo le medesimi ragioni pronunciate dal GE; Cosicché veniva fatto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità affinché venisse accertata la nullità del provvedimento esecutivo di sospensione, così determinando una inversione di tendenza nella giurisprudenza territoriale.

Gli Ermellini, con la sentenza in commento, fanno luce sul vero scopo della norma che, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici di merito, non è quella di porre rimedio ad una generica discordanza tra valore di mercato del bene e prezzo di aggiudicazione, quanto piuttosto quello di contrastare tutte le possibili interferenze illegittime nel procedimento di fissazione del prezzo.

Si tratta dunque di un potere eccezionale conferito al giudice dell’esecuzione solo per ipotesi particolari, in cui sia stata accertata un’alterazione illecita delle regole di determinazione del prezzo stesso.

In particolare, precisa la Cassazione, il Giudice dell’esecuzione può sospendere la vendita dopo l’aggiudicazione soltanto in presenza di specifici presupposti ovvero quando:

–      si verifichino fatti nuovi successivi all’aggiudicazione;

–      emerga che nel procedimento di vendita si siano verificate interferenze illecite di natura criminale che abbiano influenzato il procedimento, ivi compresa la stima stessa;

–      il prezzo fissato nella stima posta a base della vendita sia stato frutto di dolo scoperto dopo l’aggiudicazione;

–      vengano prospettati, da una parte del processo esecutivo, fatti o elementi che essa sola conosceva anteriormente all’aggiudicazione, non conosciuti né conoscibili dalle altre parti prima di essa, purché costoro li facciano propri, adducendo tale tardiva acquisizione di conoscenza come sola ragione giustificativa per l’esercizio del potere del giudice dell’esecuzione.

Posto che nessuno di tale fattispecie capaci di influire sul procedimento di vendita, ricorreva nel caso concreto, la Suprema Corte accoglieva il ricorso del creditore procedente e dichiarava la nullità del provvedimento di sospensione ivi impugnato.

Cass., Sez. III, 14 febbraio 2017, n. 3791 (leggi la sentenza)

Fabrizia D’Alba – f.dalba@lascalaw.com

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