Diritto dell'Esecuzione Forzata

Casa cointestata e coniugi formalmente separati, eppure conviventi: il sequestro dell’immobile è possibile

Cass., 5 maggio 2014, Terza Sezione Penale (leggi la sentenza per esteso)

La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 18307 resa il 5 maggio scorso ha confermato che, sebbene marito e moglie siano formalmente separati, ma continuino a coabitare il medesimo immobile, tale stato di fatto non può comunque salvare la casa dalla confisca per reati fiscali commessi da uno dei coniugi.

Nel caso oggetto della decisione della S.C. l’immobile oggetto di requisizione risultava intestato ad una società di proprietà della moglie – separata – e del figlio di un contribuente considerato responsabile di sottrazione fraudolenta di denaro dovuto al fisco per il pagamento di imposte.

Già il tribunale di prime cure aveva emesso il medesimo verdetto, che in sostanza viene confermato: i giudici, infatti, hanno ribadito che il sequestro preventivo, che se convalidato si tramuta in confisca per equivalente ai sensi dell’art. 322 ter c.p., può ben trovare applicazione in relazione a tutti quei beni che si trovino nella disponibilità del soggetto sottoposto ad indagini.

Nella nozione di “disponibilità”, viene specificato, rientra ogni situazione nella quale qualsivoglia bene sia riconducibile alla sfera degli interessi economici dell’indagato, da intendersi nel senso più ampio, quindi anche se il potere dispositivo sugli stessi venga esercitato, come in questo caso, da moglie e figlio, soggetti ufficialmente terzi rispetto alla vicenda.

I giudici, in buona sostanza, sono riusciti a desumere la disponibilità della casa, poi assoggettata alla misura di prevenzione patrimoniale, proprio dal comportamento dei coniugi i quali, come detto, seppur risultanti formalmente separati, continuavano a convivere; l’abitazione sequestrata, pertanto, non poteva non risultare con tutta evidenza nella disponibilità dell’indagato, facendo così divenire irrilevante tanto un provvedimento di omologazione della separazione consensuale – oppure una sentenza di separazione non consensuale –, quanto la formale intestazione della stessa alla società ricorrente – tenuto anche conto della circostanza che i soci della società intestataria corrispondevano ai propri congiunti moglie e figlio.

13 maggio 2014

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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