Crisi e procedure concorsuali

Canoni di locazione, credito ipotecario e concordato preventivo

Tribunale Pordenone, 13 ottobre 2015 (leggi la sentenza)

Viola l’ordine delle cause legittime di prelazione di cui all’articolo 160, comma 2, legge fall. la proposta di concordato preventivo che non preveda la destinazione con preferenza al creditore ipotecario di quanto ricavato dalla locazione del bene oggetto del diritto di prelazione fino alla vendita del bene medesimo (ilcaso.it)

In sede di opposizione all’omologa di un concordato preventivo, la banca creditrice ipotecaria lamentava:

– la mancata attribuzione dei frutti dell’immobile ipotecato a proprio favore per l’intera durata del programma liquidatorio o quantomeno fino alla data della dismissione,

– la violazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione,

– l’errata determinazione del valore di mercato del bene ipotecato ex art. 160 comma 2 l.fall.,

– il mancato riconoscimento degli interessi sino alla programmata dismissione del bene ipotecato e locato o sino alla sua vendita,

Quanto sopra in considerazione del fatto che i canoni derivanti dalla locazione dell’immobile erano stati destinati ai creditori chirografari anziché al creditore ipotecario.

Il Tribunale di Pordenone ha ritenuto  l’opposizione  fondata con riguardo al rilievo relativo all’illegittimità del piano nella parte in cui esso, a seguito della falcidia del credito ipotecario a seguito della relazione giurata ex art. 160 l.f. con la quale è stato determinato il  valore di riallocazione dei beni gravati da  ipoteca, per quelli locati ha destinato all’ulteriore soddisfacimento del creditore ipotecario solo l’equivalente di un’annualità di canoni di locazione , e – prevedendo nella fase esecutiva del concordato, la vendita fra cinque anni – attribuito il ricavato degli ulteriori quattro anni al ceto chirografario.

La società in concordato non contesta l’orientamento, consolidato, secondo cui, nel fallimento e nel concordato preventivo, la prelazione del credito ipotecario si estende ai frutti civili prodotti dall’immobile dopo la dichiarazione d’insolvenza (così Cass., sentt. n. 11025/2013 e n. 26520/2011); sennonché  la società in concordato ha ritenuto di poter giungere ad un esito diverso per effetto della previsione di cui all’art. 160, secondo comma, l.f., che consente la falcidia del creditore munito di privilegio, pegno o ipoteca purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d).

Come ha correttamente rilevato il Tribunale veneto, in primo luogo, “la debitrice ha prodotto una relazione giurata che si è limitata ad indicare il valore di vendita del bene oggetto della prelazione; la relazione non ha preso in considerazione quanto sarebbe stato ricavato dalla locazione dei beni oggetto d’ipoteca (anche) nell’alternativa fallimentare e pertanto si appalesa già la mancanza del presupposto formale per l’attribuzione dei frutti civili dell’immobile, in sede concordataria, al ceto chirografario, con deviazione dalla regola che li vuole destinati al creditore ipotecario”.

Inoltre “l’illegittimità del piano nel caso de quo si manifesta in termini più radicali: all’interrogativo se un esito quale quello prospettato dalla debitrice sarebbe consentito da una relazione giurata che, in ipotesi, avesse valutato come propria dell’alternativa fallimentare la liquidazione in un anno (se cioè una tale relazione avrebbe “liberato” la debitrice dall’esigenza di rispettare la causa di prelazione quanto ai canoni ricavabili per il quadriennio successivo in considerazione della diversa pianificazione liquidatoria assunta nel concordato) dev’essere data risposta negativa. E ciò non solo in quanto l’affermazione secondo cui nel fallimento i beni locati sarebbero venduti in un anno costituisce forzatura palesemente arbitraria […] ma, soprattutto, in quanto, in ogni caso, in ambito concordatario, il sistema di distribuzione del patrimonio del debitore affianca alla già richiamata disposizione che consente la falcidia del creditore prelazionario quella, collocata nello stesso art. 160, comma secondo, l.f., a norma della quale «il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione». La natura imperativa del vincolo costituito dall’ordine delle cause legittime di prelazione è espressione del principio di responsabilità patrimoniale delineato dagli artt. 2740 e 2741 c.c. e, in un caso quale quello in esame, comporta la destinazione con preferenza al creditore avente diritto di prelazione di quanto ricavato dalla liquidazione del bene che della prelazione è oggetto e, quindi, la destinazione al creditore ipotecario di quanto ricavato dalla locazione del bene ipotecato, fino alla vendita del medesimo”.

12 novembre 2015

Luciana Cipollal.cipolla@lascalaw.com

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