L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Cancellazione ingiustificata del profilo Facebook: è un danno alla vita di relazione

Un colpo di spugna. Tanto sembra essere bastato al noto social network per rimuovere dieci anni di ricordi, contatti, messaggi e pensieri, condivisi da un avvocato che, di punto in bianco, si è trovato con il proprio profilo cancellato.

Colto dal dubbio di aver violato, in qualche modo, il regolamento imposto da Facebook, l’utente chiede spiegazioni che, tuttavia, non arrivano. L’unica risposta che gli viene fornita è che non sarebbe stato possibile ripristinare il profilo stante la cancellazione definitiva di tutti i suoi dati.

Una circostanza che spinge il legale ad ipotizzare che non si trattasse di un caso bensì di una “ritorsione” causata dal fatto che, poco tempo prima della rimozione, lo stesso avesse assunto il mandato difensivo nell’interesse di un altro utente, a sua volta rimosso dal noto social network.

Alla luce di ciò, l’avvocato decide di non rimanere indifferente ma di adire il Tribunale competente al fine di ottenere la condanna di Facebook al ripristino del profilo personale, una penale per ogni giorno di ritardo oltre che il risarcimento dei danni subiti.

Ebbene, nonostante le difese del noto social network, il Tribunale prende le parti dell’utente per chiarire che “la rimozione di contenuti e la sospensione o cancellazione dell’account è prevista soltanto per le giuste cause indicate nel regolamento contrattuale, con obbligazione per il gestore di informare l’utente delle ragioni della rimozione”.

E qualora non sussistano giuste cause di rimozione, la cancellazione di un profilo personale configura  un inadempimento contrattuale del gestore, inquadrabile ai sensi dell’art. 1218 c.c.

Ciò perché, nonostante l’iscrizione dell’utente sia gratuita, il rapporto che si instaura tra utente e gestore è certamente di carattere oneroso e sinallagmatico considerando che, al momento dell’iscrizione, l’utente offre  al gestore l’autorizzazione a utilizzare  i propri dati personali a fini commerciali dai quali, appunto, Facebook trae un vantaggio economico.

In caso di inadempimento del gestore, derivante dalla rimozione ingiustificata di un profilo, quest’ultimo sarà dunque chiamato a risarcire il danno patito dall’utente a titolo di responsabilità contrattuale.

E per quanto concerne il danno risarcibile, il Tribunale di Bologna evidenzia come al giorno d’oggi Facebook non sia solo un’occasione ludica, di intrattenimento “ma anche un luogo, seppur virtuale, di proiezione della propria identità, di intessitura di rapporti personali, di espressione e comunicazione del proprio pensiero”. Ne deriva che “l’esclusione dal social network, con la distruzione della rete di relazioni frutto di un lavoro di costruzione durato, in questo caso, dieci anni, è suscettibile dunque di  cagionare un danno grave, anche irreparabile, alla vita di relazione, alla possibilità di continuare a manifestare il proprio pensiero utilizzando la rete di contatti sociali costruita sulla piattaforma e, in ultima analisi, persino alla stessa identità personale dell’utente, la quale, come noto, viene oggi costruita e rinforzata anche sulle reti sociali”.

Passando al quantum del risarcimento, il Tribunale di Bologna precisa che “nonostante sia notoria la stima del valore medio, in termini commerciali, di un account Facebook nell’ordine di poco meno di 100 euro, la quale tiene conto dell’utilizzabilità da parte del gestore, dei dati personali forniti dagli utenti ai fini pubblicitari e commerciali”, il parametro da considerare per il danno attiene alla lesione alla vita di relazione. In sostanza, dunque, tanto maggiore è l’utilizzo del social, tanto più sarà il danno risarcibile.

Nel caso di specie, poi, Facebook non solo non aveva fornito spiegazioni valide circa la rimozione del profilo dell’utente ma aveva repentinamente cancellato tutte le prove e l’account, impedendo al Giudice di verificare le ragioni dell’improvviso recesso, di accertare l’effettivo andamento dei rapporti negoziali e di accogliere la domanda volta ripristino dell’account.

Alla stregua delle argomentazioni che precedono, il Giudice chiamato a pronunciarsi sulla questione ha quindi bacchettato Facebook, condannandolo a risarcire l’utente sia per il danno arrecatogli sia per la condotta processuale tenuta, in evidente malafede.

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Cancellazione ingiustificata del profilo Facebook è un danno alla vita di relazione

Trib. Bologna, Sez. II, 10 marzo 2020

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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