Diritto Processuale Civile

Cambio indirizzo del domiciliatario e onere della comunicazione

Cass., 31 maggio 2013, Sez. II, n. 13599 (leggi la sentenza per esteso)

Con sentenza n. 13599/2013, la II sezione Civile della Corte di Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto: “il fatto che il difensore domiciliatario abbia l’onere di comunicare alla cancelleria le variazioni del proprio studio e che per contro la cancelleria non abbia l’obbligo di ricercare il nuovo recapito professionale, non esclude che la comunicazione debba essere effettuata mediante consegna dell’atto a persona che si dichiari legittimata a riceverlo per conto del difensore, perché la consegna è requisito indispensabile affinché si perfezioni qualsivoglia procedimento di comunicazione”.

La tematica, non nuova nel panorama giurisprudenziale italiano, riguarda l’ipotesi in cui il difensore domiciliatario, in corso di causa, abbia trasferito presso altro indirizzo il proprio studio professionale, omettendo di informare la competente cancelleria.

Nel caso specifico, una parte proponeva ricorso ex art. 170 D.P.R. n. 115/02 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) avverso il provvedimento di liquidazione del compenso del CTU.

In accoglimento del ricorso proposto, il Tribunale, con ordinanza, riduceva l’importo originariamente liquidato al consulente.

Avverso detta ordinanza, ricorreva dinanzi la Corte di Cassazione l’ausiliario del Giudice, il quale eccepiva la tardività dell’opposizione spiegata, in quanto promossa ben oltre il termine di 20 giorni, previsto dalla normativa all’epoca vigente, decorrente dalla notifica della relativa comunicazione.

Nella fattispecie, la Cancelleria effettuava ben quattro tentativi di notifica: i primi tre tentativi andavano negativi, mentre si perfezionava quella effettuata presso il nuovo indirizzo dello studio professionale.

Nel ricorso spiegato, il CTU eccepiva che il termine di 20 giorni decorreva dalla prima notifica andata negativa e non da quella perfezionata al nuovo indirizzo, posto che quest’ultima era irrilevante in quanto effettuata presso un indirizzo mai comunicato alla Cancelleria.

La Corte di Cassazione, con una sentenza ispirata al criterio del c.d. domicilio reale, teso a far prevalere la sostanza sulla forma, rigettava il ricorso proposto, rilevando al contrario la tempestività dell’opposizione spiegata.

A sostegno della decisione assunta, gli Ermellini osservano che la consegna è un requisito indispensabile affinché si perfezioni un qualsivoglia procedimento di comunicazione, benché sia comunque onere del difensore comunicare il nuovo indirizzo alla Cancelleria con mezzi idonei e tempestivi. Ciò al fine di conferire alla variazione di indirizzo rilevanza giuridica per le comunicazioni e notificazioni di pertinenza della Cancelleria medesima.

Peraltro, osserva la Suprema Corte, non potrebbe neanche applicarsi l’ipotesi prevista dall’art. 82 del R.D. 22 Gennaio 1934 n. 37 che prevede che l’avvocato che svolge la propria attività professionale fuori dalla circoscrizione del tribunale adito deve eleggere domicilio nel luogo in cui ha sede il giudice adito e, in mancanza, le notifiche si eseguono presso detta Cancelleria. Difatti, nel caso de quo, non era stata eseguita alcuna notifica presso la Cancelleria.

Infine, si osserva che il principio espresso nella citata sentenza è stato più volte affermato dalla Suprema Corte, la quale ha già avuto modo di precisare che la notifica effettuata presso il domicilio dichiarato nel giudizio, che abbia avuto esito negativo per irreperibilità del procuratore perché trasferitosi, è inesistente e non impedisce ai termini perentori di decorrere ugualmente. Tanto più che gli indirizzi aggiornati degli avvocati sono divenuti oramai di facile reperibilità, perchè gli Ordini li pubblicano anche online (cfr. Cass. 26 ottobre 2011 n. 22329, Cass. 26 marzo 2010 n. 7358, Cass. 21 giugno 2007 n. 14487).

(Paolo Sobrini – p.sobrini@lascalaw.com)

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