Diritto Processuale Civile

C.t.u. quale fonte oggettiva di prova? Sì, ma solo se la richiesta non e’ esplorativa

Tribunale di Ancona, 3 settembre 2014 (leggi l’ordinanza per esteso)

Il Tribunale di Ancona, con una recentissima ordinanza del 3 settembre 2014, si è pronunciato in tema di rapporto tra anatocismo bancario e consulenza tecnica d’ufficio, affermando che “la consulenza tecnica di ufficio può costituire fonte oggettiva di prova tutte le volte che opera come strumento di accertamento di situazioni di fatto rilevabili esclusivamente attraverso il ricorso a determinate cognizioni tecniche: quest’ultima ipotesi si è per l’appunto verificata nel caso di specie, essendo stata la consulenza tecnica disposta, tra l’altro, proprio per accertare i vizi di costruzione lamentati dall’istante e i costi necessari al ripristino” (nel caso di specie anatocismo bancario, commissione di massimo scoperto, valute e spese non pattuite).

Così come formulato, il principio espresso dal Tribunale di Ancona rischia, tuttavia, di essere mal interpretato o, comunque, di essere esteso anche ad ipotesi in cui la domanda di concessione di una CTU rappresenta un mero tentativo esplorativo formulato in assenza di qualsiasi elemento di prova, ancorchè indiziario, a supporto.

Il rischio, dunque, è che un simile principio possa determinare il moltiplicarsi di vicende giudiziali basate su CTU concesse nell’ambito di  giudizi esplorativiprivi di elementi di prova anche soltanto indiziari, indispensabili perché il Giudice designato possa anche solo formulare adeguatamente il quesito da assegnare al consulente d’ufficio.

Per giurisprudenza consolidata è noto, infatti, che “la consulenza tecnica non costituisce un mezzo di prova, ma un mezzo di controllo dei fatti costituenti la prova, che deve essere data alle parti a sostegno delle rispettive posizioni giuridiche, di modo che la consulenza non è rimessa alla disponibilità delle parti medesime ma al potere discrezionale del giudice di merito, il quale esattamente decide di escluderla ogni qual volta si avveda che la richiesta della parte tende a supplire con la consulenza la deficienza della prova o a compiere un’indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provate” (Cass. 9 novembre 1981, n. 5914, Giust. Civ., 1981, fasc. 11; nello stesso senso, tra le tante, Cass. 12 febbraio 1982, n. 888, Ivi, Mass., 1982, fasc. 2; Cass. 26 agosto 1985 n. 4533, ivi, Mass., 1985, fasc. 8 – 9; Cass. 15 settembre 1986 n. 5607, ivi, Mass., 1986, fasc. 8 – 9; Cass. 17 ottobre 1988 n. 5645, ivi, Mass., 1988, fasc. 10).

La Suprema Corte (sentenza 16 marzo 1996, n. 2205, in Giust. Civ. Mass., 1996, 369 ma, nello stesso senso, anche, Cass. 15 gennaio 1997, n. 342, in Giust. Civ., Mass., 1997, 63) ha, inoltre, affermato che “in relazione alla finalità propria della consulenza tecnica d’ufficio, di aiutare il giudice nella valutazione degli elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che comportino specifiche conoscenze, il suddetto mezzo di indagine non può essere disposto al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è quindi legittimamente negato dal giudice qualora la parte tenda con esso a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerta di prove ovvero a compiere un’indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati”.

In più, è stato anche precisato che le parti non possono sottrarsi all’onere probatorio e rimettere l’accertamento dei propri diritti all’attività di un consulente, essendo necessario che vengano dedotti i fatti specifici e gli elementi specifici posti a fondamento di tali diritti (Cass. 1 ottobre 1999 n. 10871, in Giust. Civ. Mass. 1999, 2052).

Ed ancora: la CTU ha lo scopo “di aiutare il giudice nella valutazione degli elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che comportino specifiche conoscenze”; ne segue che “il suddetto mezzo di indagine non può essere disposto al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è quindi legittimamente negato dal giudice qualora la parte tenda con esso a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni, o offerte di prova, ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati” (Cass. Civ. n. 7635/2003).

 

Infine, tornata di recente ad esaminare i limiti di indagine del Consulente Tecnico d’Ufficio, la Suprema Corte ha precisato nuovamente che: ‘la consulenza tecnica d’ufficio costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico- scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all’inerzia delle parti; la stessa, tuttavia può eccezionalmente costituire fonte oggettiva di prova, per accertare quei fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di un perito’  (Cass., 18-01-2013, n. 1266)

Insegnamento, questo, condiviso peraltro anche dal Tribunale di Ancona, il cui principio in commento trova conforto proprio nella giurisprudenza della Cassazione, che consapevole dei limiti della CTU, ha, infatti, espresso che: “in tema di procedimento civile, la consulenza tecnica d’ ufficio – che può costituire fonte oggettiva di prova tutte le volte che opera come strumento di accertamento di situazioni di fatto rilevabili esclusivamente attraverso il ricorso a determinate cognizioni tecniche – è un mezzo istruttorio sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso al potere discrezionale del giudice, il cui esercizio incontra il duplice limite del divieto di servirsene per sollevare le parti dall’ onere probatorio e dall’ obbligo di motivare il rigetto della relativa richiesta”.

Ragionando in questo senso, riteniamo dunque di poter concludere che il principio espresso dal Tribunale di Ancona debba essere riletto alla luce delle suesposte argomentazioni, tutte le volte in cui ad un’eccezione sull’asserita applicazione di anatocismo bancario ovvero all’applicazione di commissioni di massimo scoperto, non segua la prova, rimessa alla parte che ha sollevato la relativa eccezione, dell’applicazione di tali interessi o commisisoni.

8 ottobre 2014

(Nicole Giannì – n.gianni@lascalaw.com)

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