Contratti Bancari

C.m.s., Ius variandi e Istruzioni di Banca d’Italia in tema di usura: il Tribunale di Milano accoglie le difese della banca

Trib. Milano, 20 ottobre 2015, n. 11722 (leggi la sentenza)

Si sottopone all’attenzione dei lettori di Iusletter un’interessante pronuncia del Tribunale di Milano, resa nell’ambito di un giudizio seguito dallo Studio, apprezzabile per la varietà dei temi trattati e per le motivazioni sviluppate dal magistrato in tema di addebiti asseritamente illeciti per anatocismo, variazioni unilaterali del tasso ultralegale, usura, commissioni di massimo scoperto e applicazione dei giorni di valuta.

In ordine alla contestazione del correntista, circa la presunta non vincolatività della nota Delibera CICR del 9.02.2000, la sentenza precisa che La clausola che prevede la capitalizzazione degli interessi debitori e creditori con pari periodicità (trimestrale nel caso) è lecita perché conforme al disposto dell’art. 120 TUB, comma 2, come modificato dall’art. 25, d.lgs. n. 342/1999 e attuato dalla delibera CICR 9/2/2000, con particolare riferimento all’art. 6. La novella, infatti, ha espressamente previsto nelle operazioni bancarie la possibilità di applicare interessi sugli interessi, così introducendo una implicita deroga nel settore al divieto sancito dall’art. 1283 c.c. La deroga è presente già nella norma primaria del decreto legislativo, mentre le norme regolamentari approvate dal CICR si sono limitate a dettare le modalità, di modo che è infondata la tesi secondo la quale la modifica sarebbe inefficace perché introdotta da una norma secondaria.

Per quanto attiene al divieto di anatocismo a partire dall’1/1/2014, la relativa domanda, nonostante la contestazione della banca convenuta, non è stata dichiarata inammissibile per tardività, pur avendone la correntista fatto oggetto di specifica contestazione soltanto all’udienza ex art. 281sexies cpc. Trattandosi di questione rilevabile d’ufficio, la domanda è stata quindi vagliata per essere, però, cassata nel merito a causa della mancata produzione di parte attrice degli estratti del periodo in violazione del proprio onere probatorio.

In tema di ius variandi, prevedendo il contestato contratto di c/c la possibilità per la banca di variare le condizioni economiche applicate al rapporto anche in senso sfavorevole al cliente, il Tribunale meneghino afferma che ai sensi dell’art. 118 TUB, la variazione della misura del tasso debitore non richiedeva l’approvazione del correntista, come dedotto invece in citazione. Del tutto generico è poi il riferimento alla necessità della ricorrenza di un giustificato motivo, perché parte attrice non ha in alcun modo indicato o precisato quali sarebbero state le variazioni che non abbiano rispettato il disposto dell’art. 118 TUB, verifica che non può essere compiuta d’ufficio.

Degna di nota è l’ulteriore conferma della vincolatività ed attendibilità delle Istruzioni di Banca d’Italia in materia di calcolo del tasso soglia, nell’alveo di un ordinamento, quello milanese, che ormai appare granitico sul punto. Ora, è evidente che le Istruzioni della Banca d’Italia non sono comprese nell’elenco delle fonti di cui all’art. 1 delle preleggi, ma non è corretto qualificarle nella materia in questione come mere circolari.

In primo luogo è opportuno ricordare che le Istruzioni della B.I. sono una tipologia di atto ben conosciuta nel settore bancario, giacché l’art. 4 TUB prevede in via generale che la Banca d’Italia, quale autorità creditizia, possa impartire istruzioni nei confronti degli intermediari (omissis). Non si tratta, quindi, di atti interni rivolti alla auto-organizzazione di organi ed uffici sottoposti, secondo lo schema tipico delle circolari.

Inoltre esse trovano una collocazione peculiare all’interno dell’architettura della normativa anti-usura. Questa è stata posta, a livello di norme primarie, dalla legge 108/1996, che ha tra l’altro modificato l’art. 644 c.p.: il terzo comma di tale norma prevede ora che la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Il limite è individuato dall’art. 2, comma 4, legge n. 108/1996 il cui comma 1 attribuisce al Ministro del Tesoro la rilevazione trimestrale del TEGM per ciascuna tipologia di operazione, come classificate annualmente sempre con decreto del Ministro del tesoro, sentita la Banca d’Italia. Tali decreti annuali, fin dal primo emanato in data 23/9/1996, hanno sempre demandato alla Banca d’Italia la rilevazione dei tassi effettivi globali medi.

I vari d.m. trimestrali hanno sempre disposto che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengono ai criteri di calcolo indicati nelle Istruzioni emanate dalla Banca d’Italia.

E’ quindi coerente con l’ordinamento bancario e con l’incarico ricevuto dal Ministro del tesoro il fatto che la Banca d’Italia abbia emanato Istruzioni per la rilevazione del TEG, attesa l’ineludibile esigenza di raccogliere dagli intermediari dati tra loro coerenti ed omogenei in modo da poterli raffrontare e conglobare al fine di determinarne il valore medio. Non avrebbe, infatti, alcuna attendibilità scientifica il risultato derivante da un confronto operato tra un TEG calcolato con la modalità A ed un tasso soglia basato su un TEGM calcolato con una differente modalità B. Ciò tanto più tenendo conto delle gravi conseguenze, in campo penale e civile, che derivano dal superamento del tasso soglia.

In conclusione, quindi, è vero che il giudice non è vincolato al rispetto delle Istruzioni della Banca d’Italia quali fonti di diritto. Ma occorre essere consapevoli che, tenuto conto della complessiva struttura della disciplina antiusura e del peculiare ruolo in essa attribuito a dette Istruzioni, un eventuale calcolo del TEG applicato ad un determinato rapporto bancario effettuato in modo difforme rispetto alle Istruzioni in parola condurrebbe ad un risultato inattendibile e, dunque, in ultima analisi, ingiusto.

Interessante altresì è il passo relativo alle c.m.s. Nel riaffermare la legittimità delle stesse per la meritevolezza degli interessi perseguiti, il Giudice coglie l’occasione per ribadirne la liceità anche a seguito dell’ art. 2-bis della L. 2/2009 che, accanto alla commissione per la messa a disposizione dei fondi, prevede espressamente la commissione sul massimo scoperto a condizione che il saldo debitore perduri per almeno 30 giorni.

5 febbraio 2016 

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Tribunale di Torino, nella pronuncia in commento, ha affrontato un tema recentemente posto all’...

Contratti Bancari

Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

L’asserita violazione dei dettami di trasparenza riconnessi ad una presunta distorsione dell’Ind...

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

“Ai fini della segnalazione a sofferenza la nozione di insolvenza che si ricava dalle Istruzioni e...

Contratti Bancari

X