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Buona fede e recesso da parte della banca

È legittimo e giustificato il recesso libero dal contratto di apertura di credito a tempo indeterminato esercitato dalla Banca se anticipato dalla comunicazione al correntista di un congruo preavviso nel termine stabilito dal contratto, dagli usi o, in mancanza, in quello di quindici giorni previsto ex lege.

Sul tema si è espressa nuovamente la Corte di Cassazione con una sentenza destinata a consolidare l’orientamento giurisprudenziale di legittimità.

La sentenza in commento ha affrontato il tema del recesso ad nutum, cioè senza giusta causa ed immediato, della Banca in un rapporto di apertura di credito a tempo indeterminato, stabilendo che il comportamento negoziale di revoca del contratto era improntato ai canoni della buona fede contrattuale ai sensi dell’art. 1375 c.c..

Nel caso di specie il correntista in primo grado, deducendo l’illegittimità della risoluzione del contratto di apertura di credito, era riuscito ad ottenere non solo la revoca (erroneamente basata sulla dedotta mancanza di movimentazione del conto) del decreto ingiuntivo opposto ma anche il risarcimento del danno “per gravi pregiudizi di carattere lavorativo e di sostentamento personale”. La Corte di Cassazione, confermando la pronuncia della Corte di appello, ha invece ritenuto legittimo il diritto di recesso ad nutum dell’istituto di credito, nonostante sebbene esercitato dopo aver tollerato gli sconfinamenti dai relativi limiti da parte del correntista (Sez. 1, Sentenza n. 23382 del 15/10/2013)

L’istituto di credito, ai fini dello scioglimento del vincolo contrattuale, aveva correttamente inviato il preavviso nei confronti del correntista assegnando il termine di dieci giorni per ripianare l’esposizione debitoria.

È stato, altresì, precisato che in punto di ripartizione dell’onere probatorio è la parte che sostiene l’illegittimità del recesso a dover enunciare le ragioni e fornire la relativa prova (cfr. Cass. civ. n. 6186/2008).

Nel caso di specie risultava, peraltro, circostanza neanche contestata e documentalmente provata, quella secondo cui il correntista aveva costantemente superato il limite del fido concesso dalla Banca con il contratto di apertura di credito, sino all’invio della diffida.

In relazione al diverso contratto di apertura di credito a tempo determinato la giurisprudenza di legittimità non ritiene invece giustificabile un recesso ad nutum ed immediato da parte della Banca, previsto dall’art. 6 delle Norme Bancarie Uniformi, in quanto in tale ipotesi il cliente confida nella disponibilità del credito per tutto il periodo di tempo pattuito in contratto e sarebbe certamente contrario a buona fede privare il cliente di tale aspettativa.

Il recesso immediato da parte dell’istituto di credito è invece giustificato- e si ritiene quindi sussistere la condizione della giusta causa- nell’ipotesi di costante inadempimento, che non si risolva in una semplice difficoltà economica del correntista.

In sintesi, la sentenza in commento, appare consolidare l’orientamento giurisprudenziale di legittimità, secondo cui il recesso della Banca può essere considerato legittimo a condizione che sia esercitato alla stregua del principio, in forza del quale il contratto deve essere eseguito secondo buona fede (art. 1375 c.c.). Ne discende che sussiste un interesse meritevole di tutela della Banca ad interrompere un rapporto di finanziamento ove vi siano indici rivelatori dell’incapacità del debitore di fare fronte all’obbligazione restitutoria.

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Buona fede e recesso da parte della banca

Cass., Sez. I, 22 dicembre 2020, n. 29317

Carlotta Gioli – c.gioli@lascalaw.com

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