Marchi e brevetti

“Buddha Bar” e “Buddha Cafè” non sono registrabili come marchi in Italia

Cass., Sez. I, 25 gennaio 2016, n. 1277  (leggi la sentenza)

I marchi Buddha Bar e Buddha Cafè sono nulli in Italia per carenza di capacità distintiva ex art. 7 del Codice di Proprietà industriale. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 1277 del 25 gennaio 2016 che ha confermato la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Milano.

La vicenda può essere così rappresentata. La società meneghina Buddha Cafè srl aveva registrato, in Italia, i marchi Buddha Bar e Buddha Cafè, già appartenenti alle famose società francesi George V Entertainment e George V Records, anch’esse titolari dei marchi Buddha Bar e Buddha Cafè utilizzati non solo nel campo musicale ma anche come marchio del famoso ristorante-bar-lounge cafè. Di conseguenza, alla luce di questa presunta attività contraffattoria, le due società francesi ricorrevano al Tribunale di Milano chiedendo la nullità dei marchi registrati dalla società meneghina in quanto confusori e carenti del requisito della novità. Quest’ultima, si costituiva in giudizio proponendo una domanda riconvenzionale con cui, a sua volta, chiedeva la nullità dei marchi delle società attrici per carenza di capacità distintiva. Sia il Tribunale che la Corte d’appello di Milano accoglievano la riconvenzionale della società meneghina.

Giunta in Cassazione, i giudici della Suprema Corte hanno confermato quanto stabilito dai giudici di merito riaffermando l’incensurabilità della decisione di appello in quanto sufficientemente motivata mostrando, peraltro, di condividerne l’analisi. Anche a parere della Suprema Corte il nome «Buddha», pur se affiancato alla parola «cafè» o «bar», è privo di idoneità denotativa, è cioè inadatto a distinguere i prodotto o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese «perché [la parola Buddha] non evoca solo una religione, ma comunica adesione o comunque interesse per una filosofia e uno stile di vita connotativi di un costume pertinente ormai alle più diverse manifestazioni dell’agire sociale, dalla letteratura alla musica, dalle arti figurative alla cucina, tanto da essere divenuto una moda». Essa è pertanto espressione generica, fino troppo generica, tale da non aggiungere alcunché alle parole «cafè» o «bar», di per sé meramente descrittive. L’accostamento, quindi, di un termine generico ad uno descrittivo, decreta la nullità del marchio così composto.

Sulla base di queste considerazioni, gli ermellini hanno rigettato il ricorso condannando le società francesi al rimborso delle spese in favore della ricorrente liquidandole in EUR 8.200 e dichiarando, di fatto, la nullità in Italia dei marchi oggetto della sentenza.

8 febbraio 2016

Franco Pizzabioccaf.pizzabiocca@lascalaw.com

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