L’informativa nel contratto

Bond argentini: senza un contratto di consulenza non c’è l’obbligo di informativa continua

Con una recente ordinanza, la Cassazione torna sul tema degli obblighi informativi della Banca/intermediario, respingendo le doglianze del ricorrente in ordine alla nullità dell’acquisto di obbligazioni argentine.

Nella fattispecie, due investitori citavano la Banca dinnanzi al Tribunale di Roma chiedendo la condanna alla restituzione di quanto a suo tempo versatole per l’acquisto di bond argentini, sostenendo la nullità del relativo contratto per asserita omissione dell’informativa, per assenza della valutazione del profilo di rischio e per la mancata compilazione del modello MIFID. In subordine, veniva richiesta la risoluzione del contratto di acquisto, per inadempimento dell’Istituto, con conseguente risarcimento dei danni, patrimoniali e non.

Il Tribunale di Roma accoglieva le doglianze attrici e la sentenza veniva impugnata dall’Istituto.

La Corte d’Appello di Roma, in accoglimento del gravame, considerava fondata la censura relativa all’insussistenza, in capo alla banca, di un obbligo di informativa successivo alla negoziazione dei titoli obbligazionari.

La sentenza veniva impugnata in Cassazione da uno solo dei due investitori.

Con l’ordinanza in commento, la Cassazione respinge il ricorso e conferma le valutazioni della Corte d’Appello, sulla scorta dei seguenti motivi.

La normativa applicabile, ratione temporis, al rapporto contrattuale in esame deve individuarsi nella legge n. 1/1991 e nella Delibera Consob 2 luglio 1994 n. 8850; ed invero, il contratto quadro per la ricezione e trasmissione di ordini su strumenti finanziari, in virtù del quale la Banca aveva prestato il servizio di negoziazione nei confronti dei clienti, era stato sottoscritto il 16 maggio 1996, allorquando, il D.Lgs. 23 luglio 1996 n. 418, invocato dal ricorrente, non era ancora entrato in vigore;

In secondo luogo, il giudice di legittimità, seguendo il ragionamento della Corte distrettuale, condivide le valutazioni anche sull’ipotesi dell’applicabilità, al caso di specie, della normativa invocata dal ricorrente (Regolamento Consob n. 11522/1998).

In particolare, viene riportato uno stralcio della sentenza della Corte d’Appello ove si afferma che: “nulla di specifico è aggiunto nelle norme regolamentari, se non nell’art. 28 delibera Consob 11522/98. Tale articolo, se applicabile ratione temporis, trattandosi di norma comportamentale per rapporti in corso, non è, però, pertinente perché riguarda la diversa ipotesi della gestione del patrimonio del cliente, che presuppone un mandato ed uno svolgimento su base discrezionale e individualizzata. Nella fattispecie, è intercorso tra le parti un contratto di negoziazione titoli e non risulta nemmeno dedotta la stipula di un contratto per la prestazione del servizio accessorio di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari, che presenta caratteristiche più vicine al servizio di gestione su base individuale di portafogli di investimento”.

È evidente come la volontà del cliente di sottoscrivere ordini di acquisto di prodotti finanziari, al di fuori di un contratto di consulenza, non impone all’intermediario alcun obbligo di informazione relativo all’aggravamento del rischio legato ai prodotti finanziari acquistati dal cliente.

La Cassazione, sconfessando in tal modo i precedenti orientamenti, esclude la sussistenza, in capo alla Banca/intermediario finanziario, di un ulteriore obbligo continuo di informazione.

Ipotesi confermata anche dalla dottrina, secondo cui l’obbligo continuativo di informazione al cliente sussisterebbe solo nelle ipotesi di erogazione di un servizio di consulenza, da ritenersi distinto rispetto ad un servizio di negoziazione del titolo.

Ove, pertanto, non sia stato concluso fra intermediario e investitore un contratto di consulenza o di gestione patrimoniale, gli obblighi informativi sulla natura e le caratteristiche dei titoli sussistono soltanto fino al momento dell’investimento. Dunque, l’intermediario non è tenuto a informare l’investitore dell’aumento di rischiosità verificatosi in data successiva all’acquisto.

Cass., Sez. I, Ord., 21 luglio 2020, n. 15567

Federica Mendolia – f.mendolia@lascalaw.com

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